martedì 10 maggio 2011

Lavori in corso: Akron Family, Dirty Beaches, Young Prisms, Ducktails, Woods, Julian Lynch, High Llamas, Cass McCombs

E’ proprio un gran bordello. L’altro giorno ho visto Bin Laden che comprava la birra dal pakistano. Poi ho girato l’angolo e ce n’era un altro, identico, che leggeva poesie a una tipa con le treccine. A Bologna come a Lecce di Bin Laden ce ne saranno circa un migliaio, quello che hanno buttato in mare l’avranno prelevato da Lettere e Filosofia, sicuro. Porcaeva ci riempiono la testa di minchiate e c’abbiamo il cervello che ci sta scoppiando. Io e Brasi dobbiamo pure sorbirci i tumtumtum, tratratra, preeeee e boumboum degli operai qui accanto almeno 10 ore al giorno.
Allora, io avevo scaricato l’ultimo disco degli Akron Family che era tutto un martellare e distorsioni dell’inferno per un’ora e passa, una roba che neanche quando hanno costruito o abbattuto le torri gemelle si è sentita. Insomma volevo spararglielo in faccia a questi che ci stanno facendo venire un esaurimento. Poi ho scoperto che era un fake e tanto sono scemo che ho fatto “sostituisci” con quello giusto. E non è proprio la stessa cosa, ma è comunque molto bello. “S/T II: the cosmic birth and journey of shinju tnt” si chiama e c’è la loro solita psichedelica freak che per chi li conosce è un marchio di garanzia. L’hanno composto su un’isola vulcanica in Giappone, dove di certo non c’era più nessun muro/piastrelle/cucine/case da distruggere (magra consolazione…).



Per fortuna avevo “Badlands” di Dirty Beaches, un tipo tutto sporcizia, eco e riverberi rockabilly. L’effetto è quello di una sala da ballo anni 50 in fondo ad un pozzo artesiano. A tratti è pure romantico (“Lord knows best”), ma a volume alto diventa fastidiosissimo. Come anche gli Young Prisms ("Friends For Now"), più melodici sì, ma riverberati il triplo. Non sono male, chiedete ai tipi qui accanto (soffrite!).






Di tutt’altra delicatezza e melodie è Ducktails (“Duckails III: Arcade Dynamics”). Lo stile è quello dell’indie-folk registrato col vecchio caro quattro-tracce, canzonette che sono piccoli gioiellini zuccherosi. In qualche modo siamo sulle corde dell’ultimo dei Woods, “At Echo Lake”, di cui non abbiamo mai parlato, ma che sarebbe il caso di recuperare, soprattutto in tempi “industrial” come questi.






A lavori finiti, quando ormai la fantasia per le maledizioni si è esaurita, parte “Terra” l’ultimo capolavoro di Julian Lynch. Folksy post-rock lo chiamano su Pitchfork. Ritmi lenti e meditativi, fra chitarre acustiche, rintocchi elettrici e synth stratrekkiani. Ci ho fatto la bava sul cuscino già un paio di volte.



Per chi invece è stanco di tutti questi nomi nuovi, gli High Llamas sono tornati con “Talahomi Way”. E’ lo stesso disco di sempre, ma quanto lo suonano bene! E se non sapete di cosa sto parlando, per dirla all’Amazon “chi ha ascoltato High Llamas ha ascoltato anche Giorgio Tuma e Sondre Lerche dei primi anni”.



A tarda ora per dimenticare il trambusto dei tempi, un po’ di malinconia non può che purificarci dalle nevrosi e “Wit’s End” di Cass McCombs è il piano, voce sommessa e chitarra più classico e decente che si possa trovare in giro al momento.



Domani si ricomincia col tumtum.
Ho sognato che uccidevano Gheddafi, solo che stavolta ero io.
Buona notte.

Tone

5 commenti:

  1. era pure ora..
    Come direbbe Obamasini 'caro mio peggior nemico, travestisto da Santone'

    r

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  2. Molto interessanti le prime segnalazioni, non li conoscevo.
    Julyan Linch e i Dirty Beaches mi piacciono particolarmente, gli Akron/Family piacciono da sempre.
    Però Cass McCombs no, non ce la posso fare.

    Andystarsailor

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  3. ho dimenticato psycho killer: http://www.youtube.com/watch?v=-E2jB2Bxp9U

    tone

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  4. tumtumtum, tratratra, preeeee...non e' che e' FabriFibra no?

    ...una roba....

    tanta..aggiungerei io..

    Millomich

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  5. @millo: perchè?

    tone

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