Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post

venerdì 11 dicembre 2009

Il Natale degli Orrori

Non è uno scherzo.
Cito:

“Red Christmas” è l’iniziativa anti-crisi dell’Estragon di Bologna, uno dei rock club più importanti della Penisola: per i concerti dell’11, 12 e 31 dicembre 2009 i lavoratori licenziati o in cassa integrazione potranno usufruire di biglietti gratuiti e sconti.
Grazie a “Red Christmas”, anche i lettori di Beat Bop A Lula che hanno perso il lavoro potranno ricevere un biglietto omaggio per il concerto preferito, mentre i lavoratori in cassa integrazione potranno usufruire di uno sconto del 50% sull’acquisto del biglietto.
Per beneficiare delle agevolazioni e ricevere il tagliando di ingresso, il lavoratore interessato dovrà presentarsi all’Estragon Shop, in via Zamboni 53/c, con un documento rilasciato dal datore di lavoro che ne attesti la condizione: cioè la lettera di licenziamento per cessazione o riduzione dell’attività, oppure una dichiarazione che testimoni lo stato di attuale sospensione (cassa integrazione) o di avere in atto un contratto di solidarietà.
Gli sconti e gli omaggi varranno solo per i concerti direttamente organizzati da Estragon e non per le date promosse da organizzazioni esterne. Sono quindi comprese nel “pacchetto anti-crisi” dell’Estragon, “Red Christmas”, le seguenti date a pagamento:
Venerdì 11 dicembre – TEATRO DEGLI ORRORI (Rock Italia)
Sabato 12 dicembre – 10000 GIORNI DI ROCK’N’ROLL: THE JOE STRUMMER TRIBUTE
Giovedì 31 dicembre – CAPODANNO ROCK PARTY

A questo punto sarei anche disposto a trovare il primo lavoro di merda per farmi licenziare dopo due giorni, portare avanti tutta la trafila burocratica per avere quei documenti così preziosi, recarmi allo shop che è da tutt’altra parte rispetto al locale, far controllare l’autenticità della mia condizione da sfigato dal bigliettaio, litigarci perché la firma del mio datore di lavoro non è ben leggibile, attendere la risposta dei suoi capoccia, finalmente ricevere i miei omaggi e da solo come un cane, perché i miei amici il giorno dopo lavorano o addirittura non l’hanno ancora trovato un lavoro per farsi licenziare e quindi è una spesa che non possono permettersi, da solo dicevo, perché ho dovuto vendere la macchina e la mia donna mi ha lasciato poiché lei avrebbe voluto “una certa sicurezza” da me, proprio solo solo farmi i chilometri per raggiungere l’Estragon, che si sa è in culo al mondo, arrivare all’entrata e una volta sotto il palco bestemmiare e annichilirmi con gli occhi chiusi intonando stanco le parole dell’Orrore che mi ricordano che il mondo è una merda e che anche l’infinito è un’infinita merda e vi odio tutti brutte merde. Lo farei, giuro, per sfiorare il suicidio e capire cosa c’è tra la vita e la morte, per comprendere che peggio della disoccupazione e della cassa integrazione ci può essere la frustrazione, o la depressione causata dal Teatro degli Orrori. E sai che giubilo pensare che mi aspetta la Joe Strummer Tribute Band e il capodanno rock party.
Ma è proprio vero, una volta in fondo, dopo quel 31 dicembre, potrei solo risalire. E a quel punto sarei felice perché la crisi è passata.
Buon Natale!


Tone

giovedì 8 ottobre 2009

Il ritorno della cassetta: intervista a Shit Music For Shit People

Shit music for shit people non è il sottotitolo di un Festivalbar qualsiasi, ma è il nome di una bellissima etichetta romana che ha il pregio curioso di stampare solo su cassetta o 7 pollici. Per ora la label ha all'attivo due band: i Capputtini 'i Lignu, duo garage capitolino, e gli americani Jonesin', coppia squisitamente indie lo-fi. La mente non può che tornarci agli anni delle compilation su nastro, quando in macchina campeggiava solo uno stereo pre-industriale e i masterizzatori erano ancora una aggeggio futuristico. Rico riusciva anche a sbizzarrirsi disegnando le copertine. Io invece realizzavo orrendi graffi di gallina. Usavamo le cassette per cuccare, ma nessuna ragazzina in paese era così sensibile e noi fondamentalmente passavamo per degli sfigati.
Tommaso e Ângela, questi i nomi dei nostri simpatici avventurieri, con la loro operazione nostalgia ci hanno spinti a ricordare e per questo abbiamo pensato di fargli qualche domanda.

Com’è nata l’idea di stampare solo su cassetta o 7 pollici?
L ‘idea è nata dal desiderio di promuovere/fare conoscere musica/band/artisti attraverso una forma
originale, distinta, e allo stesso tempo che potessimo farlo creando degli oggetti semplicemente belli, accattivanti, che destassero interesse. Abbiamo scelto il vinile e la cassetta per cercare di trasmettere la sensazione di un qualcosa di meno massificato, più umano. E anche perché sono degli oggetti che consideriamo affascinanti, “di culto”; oggi tra l’altro é molto facile copiare/scaricare un album. In realtà, semplificando, siamo schiavi della nostra infanzia che è fatta di compilation su cassette, e vinili dei genitori e dei nonni. Proprio per questo motivo amiamo fortemente questo tipo di supporti. Abbasso il cidì!

Potrebbe sembrare che siete dei passatisti irrecuperabili e invece date la possibilità a chi compra le vostre cassette (stavo per dire “dischi”, non credevo potesse suonare così strana e lontana la frase “comprare le cassette”) di ricevere anche gli mp3. Perché?
P
erché crediamo che sia importante andare al passo coi tempi, e conoscere le modalità con cui oggi la musica viene fruita. Noi stessi quando compriamo un vinile peniamo per non poterlo ascoltare anche nel lettore mp3. Avere dei supporti fissi, come la cassetta o il vinile, è straimportante, ma perché limitarsi? In questo modo chiunque può portarsi la musica dovunque nel proprio lettore mp3. É il valore aggiunto delle nostre pubblicazioni: paghi 5 euro e hai il disco nel formato digitale e su quello fisso. Ce n'é per tutti i gusti.
Vorr
ei poi precisare che esistono tantissime etichette che pubblicano solo in cassetta, noi in Italia per esempio abbiamo la fighissima Best Kept Secret o la NO=FI di Roma, anche questa super.

Appena ho letto di voi mi è subito venuto in mente Doctor Sound. Ce lo avete già?
Ahahah. Io conosco sta cosa, ma mi fa paura! Magari è anche utilissima, ma non siamo così tecnologici (ci piace sudare per le nostre uscite) e in più non acquisteremmo nulla che venga da uno dei canali di quello psiconano. Ângela, che è brasiliana, penso che neanche sappia che sia sto marchingegno.


Sappiamo bene quanto sia difficile in Italia portare avanti una piccola label e che spesso la passione, ahinoi, non paga. Non voglio fare lo iettatore e capisco se ora la mano vi corre ai genitali, ma il recente fallimento di MyHoney potrebbero scoraggiare chi d’ora in avanti volesse intraprendere un’attività del genere. Qual è il vostro antidoto a questa crisi permanente?
Siamo convinti che la gente che compra musica sia ancora tanta, ma tutto è collegato a una serie di fattori. A come una cosa viene proposta (e questo sarà anche una tristezza dirlo), scoprire qualcosa che valga veramente la pena di pubblicare. Cerchiamo di prop
orre non solo un buon disco, o cassetta che sia, ma un oggetto da collezionare, questo grazie anche a bellissime illustrazioni di artisti che selezioniamo in base alla musica che devono interpretare e con cui ci esalta collaborare. L’antidoto comunque è lavorare ogni giorno per aggiungere un mattone al muro, sperando che il ritorno economico sia sufficiente per coprire la spesa. Chiunque può aprire un’etichetta e pubblicare i suoi dischi, infatti ne esistono tantissime che considerano la cosa come un hobby a tempo perso, che può essere anche redditizio a volte. Poi però bisogna stare a vedere i contenuti.

Come avete conosciuto i Jonesin’ e quando ce li portate in Italia?
I Jonesin’ li abbiamo conosciuti quest’anno ad aprile sul myspace, ci sono piaciuti subito e non abbiamo potuto fare a meno di pensare alla pubblicazione del loro album su cassetta. Loro, dopo il tour nazionale che hanno affrontato a settembre, andranno in Giappone per qualche data e saranno in Europa nella primavera del 2010. Ovviamente passeranno anche dalle nostre parti. Non vediamo l’ora!.

Ho vissuto a Roma quattro anni, male. Ma la cosa che più mi affascinava della città erano le sue contraddizioni e i suoi contrasti netti. Mi sono sempre chiesto come mai in un posto così particolare e grande ci fossero così poche band degne di nota, quantomeno in ambito underground. Conosciamo bene le Motorama e gli Intellectuals e grazie a voi
abbiamo scoperto anche i Capputtini ‘i Lignu. A parte questo bel movimento garage, c’è qualcos’altro che ci sfugge o cosa?
Roma è stracolma di buone formazioni e label, ma, come capita oggi in quasi tutta Italia, i posti dove esibirsi sono pochissimi e il pubblico scarsissimo. A noi è capitato non poche volte di assistere a concerti fighissimi in dieci o al massimo venti. E questo sinceramente lo troviamo ridicolo. Ma L’Italia è una nazione allo scatafascio per quanto riguarda la cultura, e dunque anche la buona musica.

Sinceramente, invece, che voci girano sul Salento da quelle parti, eccetto pizzica e tamburelli?

Io (Tommaso) per esempio ho appena recensito un grande disco, l’ultimo dei Microwave With Marge che uscirà per Valvolare rec, formazione di Taranto che abbiamo avuto il piacere di conoscere al Here I Stay Festival, un festival che consigliamo a tutti per l’organizzazione e il posto in cui avviene che sono entrambi incredibili. Tornando alla domanda pensiamo che, parlando del panorama musicale indipendente, l’Italia in questo momento non abbia rivali in Europa, quindi anche nel Salento, tralasciando pizzica e tamburelli, esistono ottime formazioni che emergono e poi si fanno conoscere fuori dai propri confini regionali.

Che cassette (dischi?) ascoltate ultimamente?

Tommaso: Sono un mese che non tolgo il disco dei The Strange Boys e da pochissimo ho comprato lp di Ty Segall che sto riducendo ad una sottiletta.

Ângela: Grizzly Bear, The Strange Boys, e l’ultimo album di Legendary Tiger Man

Grazie ragazzi, speriamo di vedervi col banchetto ad uno dei nostri eventi, magari l’estate prossima.
Ciao, grazie mille a te!


Tone

lunedì 21 settembre 2009

Da er Circoria a Aban, viva l'hip hop italiano

Arrestati per detenzione e spaccio i trucidi del TruceKlan, il combo di dirty hip hop romano, loro e i loro compari balordi. Naturalmente è una cosa che fa poca notizia per chi già li conosce: dopo averli visti nel Mucchio Selvaggio col "cummeo" di Miss Violetta (S)Beauregard, il fatto che Noyz Narcos e er Cicoria siano dei pusher, che si divertano con la bamba e che abbiano piante di maria transgenica in casa passa in secondo piano. Nè ce ne può fregare molto. E assolutamente non ci frega che i media, come sottolineano qua e là, facciano del panico morale associando l'hip hop a certa depravazione.
Quello che invece mi interessa sottolineare è che questi finiscono per essere mitizzati nonostante facciano cacare musicalmente. Ecco chi sono sti pagliacci di ghiaccio.

Senti che liriche! E magari finisce pure che si beccano un contratto major proprio per il balzo di notorietà avuto coi giornali. Di sicuro nella torbida capitale diventano degli eroi neri per tutti i burini testediminkia che affollano le borgate.
Non conosco l'hip hop italiano, ma da quello che mi può arrivare alle orecchie versa in condizioni merdose. Dalla Roma di Truceklan a Milano di Fabri e Marracash che sono diventati fichi solo perchè "dicono la verità". Si mettano a fare giornalismo di denuncia se questo è l'obiettivo.
Pensa te che lo malo hip hop del dirty, o krank, sbarca pure a Lecce creando soluzioni mostruose come il mitico Aban. Compà nà lu video e fatte nu giru.

rico

giovedì 10 settembre 2009

Ci lascia Superfly. E mo chi ce la racconta la blecche?

Lutto per il giornalismo musicale italiano - e piccolo lutto per me ... Scopro da Brasi, il nostro uomo "nero", che non avremo più in edicola Superfly, forse la più bella rivista di musica che abbiamo avuto in Italia e sicuramente la migliore in ambito black.
Superfly ha frugato per anni tra funk, soul, jazz, blues, r'n'b, hip hop, techo, elettronica, reggae ska e in tutto quel mondo nero anch'esso e quasi mistico dei vinili. Ha esplorato tutto l'universo nero paramusicale del ghetto, del writing, della break, dell' exploitation eccetera.
Una rivista bella proprio in un'accezione strettamente estetica, nel senso che era un piacere averla tra le mani, che quasi solleticava tentazioni analogiche. Grafica curatissima, creativa e arty, copertine sempre c
ool e mai "para-cool", senza ammiccamenti e pure molto fiche. Merito di Pane, il loro art director. Ma era anche un piacere da leggere: grande senso per la narrazione e questo tocco vintage dato dall'amore per la black che fu e da quelle venature exotiche che si legavano al mondo negro per via del cinema blaxploitation e per le colonne sonore anni Settanta. Un piede nel passato, ma l'altro fisso nel presente e un terzo piede bionico volto al futuro, come d'obbligo nel mondo musicale nero. Belle tutte quelle storielle su personaggi improbabili forse mai esistiti. Il loro commiato sul loro sito www.superflymagazine.com . Pare che continuino l'attività "senza supporto", ma non sarà la stessa cosa.
Giustifica
rico

martedì 16 giugno 2009

Vetiver – Tight Knit

Oggi sono entrato in un negozio di musica, uno di quelli che stanno per scomparire e lo si vede dalla faccia del commerciante, e ho scoperto che c’è uno scaffale pieno di cartoni con tante belle copertine, come quelle dei Cd ma più grandi e più colorate. In ognuno di questi cartoni c’è un cerchio di plastica, graffiato in modo che se lo rigraffi esce un suono identico, forse migliore, a quello dei Cd.

Bisogna avere un macchinario strano, immagino che si chiami “vynilplayer”, che graffia appunto queste cose nere, tonde e piatte.

Prendetemi per scemo, ma io tutto questo non lo sapevo! Per me la musica è sempre stata 10100100101010, e sinceramente considero il commercio dei CD una cosa obsoleta. Cioè, perchè cazzo comprare un Cd a 20euro quando gli stessi 101010101 te li puoi prendere comodamente a casa tua senza tutti sti giri di produzione-distribuzione? Cioè a pensarci bene, è come scambiarsi una email scritta su un foglio di carta.

Ora quel “prendere” da Internet qualcuno lo interpreta come scaricare selvaggiamente aggratis, qualcun’altro più sensibile sarebbe disposto a pagare (non certamente 20€, ma il giusto compenso) se almeno l’album-file fosse acquistabile.

Ok, ma tornando a quei cerchi neri...molti romantico-nostalgici giurano che il suono analogico da essi prodotto non ha eguali, perchè più corposo, ecc. Altri si attaccano alla cazzata del fruscio o della puntina che scoppietta, elevandole a poesia. Io adesso credo di appartenere a quelli che seplicemente amano vedere una cosa girare, e avere oltre alla musica:

a) una bella copertina per il piacere degli occhi

b) la coscienza pulita nei confronti degli artisti

c) un codice, che usato su internet ti permette di avere lo stesso album in mp3 con tutte le comodità annesse.

Dulcis in findus, il caro commerciante forse non aveva la faccia così sconsolata, era solo una mia impressione, e guardandomi acquistare l’LP mi fa il sorrisetto come per dire “eccone un altro che ha scoperto il giradischi”.

togno

lunedì 15 giugno 2009

I Baustelle sotto il bisturi di Betty Moore

C'è ancora gente in Italia rimasta ancorata al mito di un buon gusto italiano. Sarà per la moda milanese, per l'arte fiorentina, il Rinascimento o chessò io, so solo che sarebbe ora di farsi un esame di coscienza sulla questione del gusto e ammettere che l'Italia è un paese di pessimo gusto, a cominciare dal primo ministro per finire al peggio punkabbestia, passando per il mare melmoso del grande bacino defilippiano (già perchè buona colpa della deriva credo sia da imputare alla lady Canale 5, e a chi le ha messo lo scettro in mano o da qualche altra parte, cioè Costanzo, a sua volta messo lì sempre dal premier). Non si sottraggono alle accuse di pessimo gusto neanche gli ambienti che se ne vorrebbero svincolare, magari sbandierando proclami e ostentando status symbol culturali (le figurine di Betty Moore...). Insomma, ce ne sarebbe per fare trattati e trattati e tesi di laurea. Pochi si prendono la briga e io gli farei la statua a sti personaggi. Perchè forse l'opera d'arte non si spiega a pieno ma il pezzo di merda sì, è fatto di pezzettini che messi assieme fanno reazioni sgradevoli. Il problema è che è un compito ingrato, che non paga. Ecco, Betty Moore, la mente del blog Le Malvestite, è uno di quei pochi eroi che si va a sezionare lo schifo e trova cosa c'è fuori posto e così facendo ti sputtana la merda coperta d'oro che c'è in Italia. E io godo quando lo fa con artisti italiani come Baustelle. Perchè il cattivo gusto è tanto più cattivo quanto più è pretenzioso e superbo. Ci vogliono dei coprosezionatori come Betty Moore per liberare l'Italia dal cattivo gusto. Allora vi prego di andare a leggervi questo lunghissimo e illuminante post su Francesco Bianconi (voce dei Baustelle). Lo stavo aspettando da tempo. Fate un bel respiro, concentratevi e vedrete che ne uscirete cambiati. Poi se avete tempo date un'occhiata al resto. Le Malvestite parla di tutto il malcostume giovanile che c'è in Italia, con la lingua bisturi di Betty Moore. Chi sono le Malvestite?

Malvestite sono quelle femmine che la natura ha dotato di un cattivo gusto totale, quasi sempre accompagnato da una passiva e irresistibile sudditanza alle (peggiori) tendenze modaiole; incoscienti delle proprie forme, le Malvestite mettono indosso esclusivamente ciò che più ne fa risaltare la bruttezza, e sono tutte entusiaste, poverine, poiché credono di ottenere l’effetto opposto. È difficile trovare una definizione univoca del fenomeno: Malvestite sono i puttanoni in leopardato, sì, ma anche le ragazzine in jeans col culo grosso fasciatissimo, o le trentenni conciate da adolescenti con la scarpettina all’ultima moda, e così via, Malvestite si può esserlo anche nude, è sufficiente un tatuaggio, quello giusto al posto giusto. Malvestite, però, in generale, e questo posso dirlo con certezza: sono ovunque, e sono quasi tutte.

rico

martedì 28 aprile 2009

La cultura alternativa è di destra. Solo a Galatone...

Tempo fa un articolo di Gavin McInnes di Vice Magazine tuonava con un titolo che per gli stupidi hipster allineati suonava blasfemo: "Hip to be square", che si può tradurre con "essere di destra è hip". Se Vice è l'avanguardia del pensiero underground del Duemila allora siamo fieri di insignire Galatone - comune del leccese noto per il suo irresistibile fermento culturale - come nuova capitale dell'underground. Sto delirando? Guardate qui e sciacquatevi occhi e orecchie. Tutte le vostre pretese cadranno, stupidi indie rockers. La vera cultura alternativa nasce a destra, con un repertorio di 3000 canzoni. Capito bene? 3000! Pensate ancora che stia delirando? Aha, poveri coglioni. Perchè, pensate sul serio che il rock o il punk, il prog, il glam vengano dal comunismo, dall'anarchia, o magari dalla democrazia cristiana? Siete fuori binario, plagiati per anni dalle riviste e dalle fanzine stronze culattone. E' un po' come credere all'Olocausto. Aha. Joe Strummer era solo uno strimpellatore ciarlatano e populista. Lindo Ferretti? Un fanatico, una mezza sega. Gli Area? Sfigati. I Sex Pistols? Mostravano la svastica, in realtà erano nazi, anche se con le idee un po' confuse. E' il tempo che la destra si riprenda il suo. C'è in giro un nuovo vate che sta convincendo tutti con la sua abile oratoria, come una giovane Williamson (il vescovo) della musica alternativa. Ci convince perchè dice la Verità. Si chiama Cristina di Giorgi e sta rivoluzionando l'underground con il suo volume seminale dal titolo scioccante (proprio nel senso letterale: ti fa diventare sciocco, ma dalla vergogna!) "Note alternative". Sbobino qualche riga interessante. "[...] In realtà musica alternativa è un termine che venne adottato negli anni Settanta, quando questo fenomeno di cultura sommersa è nato, è iniziato, per identificare quelle canzoni di [...] contenuto politico che venivano scritte e cantate dai ragazzi rientranti in quello che comunemente viene tuttora definito come ambiente della destra giovanile". Giusto Cristina. Chi ti ha dato la laurea? Gasparri?
Ineccepibile anche la scelta della location per il lancio di quest'opera rivoluzionaria: è la sede di Forza Nuova di Galatone, la Casa Pound locale, una fucina di musica e subculture alternative che sforna il meglio della sperimentazione linguistico-espressiva dei nostri giorni.
Il Comune come al solito non lesina il suo appoggio all'innovazione e ha infatti patrocinato l'evento. L'assessore alla cultura è un controverso musicologo spesso contestato proprio per le sue idee controcorrente. Un fottuto hipster dalla testa ai piedi.
Grazie Cristina, finalmente qualcuno che fa tremare il palco del 1° Maggio. Non ne potevamo più. Ora che ci hai illuminato, con la luce della Fiamma ovviamente,
può partire la cinghiamattanza!



Rico

PS. Per anni Odelay ha cercato di mettere delle radici a Galatone, sede delle prime edizioni del Give Me Indie. Adesso capirete perchè non ci mette più piede.

domenica 29 marzo 2009

La proiezione di una formica

Si sa che un'associazione senza fini di lucro come Odelay è nei termini un'associazione di morti di fame. E' un'attività in perdita che per tale motivo non potrebbe esistere senza la passione di chi ne è coinvolto.
Tuttavia proprio dalle situazioni più disastrate sono nate le idee migliori e dinanzi alla scarsità totale di risorse ha fatto sempre fronte un certo spirito di mecenatismo.

Dall'altro lato però non è mai stato facile confrontarsi con l'immobilismo e con chi ci circonda.
Purtroppo alla tipica affermazione “che-palle-non-c'è-niente-in-giro” spesso si associano atteggiamenti altrettanto vuoti, privi di spirito di iniziativa, ma allo stesso tempo carichi di critiche distruttive contro chiunque si sbatta per risollevare le sorti di un territorio maledetto, imprigionato nella solita routine.
Di conseguenza molti di noi, me compreso, sono scappati, scoraggiati da una situazione che sembrava senza speranza.
Per fortuna però alcuni hanno avuto il fegato di tornare e restare. E mentre certe cicale depresse continuavano a sparlare e a lamentarsi, qualcuno decideva di indossare i panni della formica lungimirante.
Accumulando comprò primi strumenti musicali, mise su un impianto sonoro e costruì una sala prove con le sue mani, mattone su mattone.
Nascevano così gli Slips, il Give Me Indie, il Tempo delle Medie. Nasceva Odelay.
La formica in questione si chiama Sergio. Senza quella dedizione dietro le quinte, senza il suo ruolo scomodo di mediano, Odelay oggi sarebbe probabilmente a fare la fila per una pizza al pub.
E grazie a Sergio ora c'è un nuovo arrivato. Si chiama Proiettore. E' un tipo sensibile e posato, ma racconta un sacco di storie interessanti. Storie che potremo condividere insieme a dispetto di quelle cicale rumorose, il cui destino è scoppiare per il troppo sparlare.
Daje Se'!

Tone

(in basso il commento alla prima proiezione ufficiale fallita)

martedì 17 marzo 2009

Giovani, bravi e temuti: XL e Odelay a confronto

La scena musicale italiana è proprio alle pezze.
Nel numero di marzo, XL, l'inserto mensile di Repubblica, ha dedicato la copertina a 32 artisti italiani “ punta di dimante – cito – di una scena alternativa che ha spessore, qualità e molti seguaci”.
Per capirci: Afterhours, Marlene Kuntz, Baustelle, Linea 77, Le luci della centrale elettrica, Subsonica, Il Genio, Il Teatro gli Orrori, Tre Allegri Ragazzi Morti, Beatrice Antolini, ecc.
E già qui rido per non piangere.
Poi leggo: “Artisti che non sempre trovano spazio nei media più importanti. Perché sono giovani, bravi e temuti”.
Insomma, con una serie di interviste a questi grupponi tale Lorenza Biasi ha condotto un'inchiesta per cercare di capire perchè non riescono a sfondare.

"Cara Lorenza,
sono sconcertato da tali discorsi. Oltre ad aver riconfermato il motivo per cui non compro XL, mi sconvoge l'ipocrisia e, peggio, l'ignoranza che è alla base della questione. Se i personaggi che prendi in considerazione fossero davvero il meglio che abbiamo, allora sarebbe necessario un decreto per proibire la vendita di strumenti musicali in Italia.
Il motivo per cui queste band sono un gradino sotto Tiziano Ferro e Laura Pausini probabilmente è solo conseguenza di una strategia di mercato, per cui nella grande torta dell'indotto complessivo del settore, target diversi garantiscono fette di guadagno sicure. La questione della qualità è ovvio che non esiste, perchè non esiste proprio la qualità. E se un giorno gli Afterhours o i Tre Banali Ragazzi Stramorti e Sepolti venderanno quanto Nek ciò non rappresenterà certo un'evoluzione culturale, ma solo un cambio di strategia.
Lo spessore intellettuale e artistico di cui parli risiede altrove. E una delle cause della marginalità della scena italiana nel panorama musicale mondiale sta proprio nell'importanza che i magazine come il tuo riservano a tematiche del tutto ininfluenti e per questo pericolose. Continuare a dare spazio a musicisti che scimmiottano vecchie mode riprese dall'estero, che da anni ripropongono i soliti clichè, chiusi nei loro schemi nazionalistici è un danno bastardo. Un danno contro chiunque si sbatte per creare qualcosa di diverso e di nuovo, senza un soldo e nell'isolamento della provincia. Contro quelli che per loro sfortuna non conoscono chi conta, che non sono amici degli amici, che non fanno parte del giro giusto e che per questo sono costretti ad emigrare, ancora una volta, per cercare fortuna presso etichette culturalmente più aperte e intelligenti.
La scena alternativa a cui fai da paraculo per me è solo il simbolo di un qualunquismo tutto italiano macchiato di pretese intellettuali senza fondamento. Solo una variante snob del sole, pasta e mandolino."

Questo il commento che ho mandato sul sito di XL, commento che non è mai stato pubblicato.
Forse perchè anch'io sono giovane, bravo e temuto?


Tone

lunedì 9 marzo 2009

Corona a Nardò- Loro si divertono così.

Mentre qua si vive nell’inedia più deprimente e mentre l’alzheimer incalza, il popolo dei fighietti si dà da fare. Un tale Minozza apre un “ristobar in franciaisi" nel centro storico di Nardò col marchio di Fabrizio Corona (evidentemente il suo idolo, guarda l’acconciatura…), l’uomo simbolo della deriva intellettuale morale estetica italiana, per molti un mito proprio per la sua carica simbolica. E’ inutile fare critiche, si commenta tutto così bene da sé...
Visto che folla? Ahah esilarante. L’unica cosa che mi viene da dire è che: loro (a modo loro) si divertono, noi no!
Forse dovremmo imparare da Minozza e aprirci un bel club col nome di Pino Scotto!!

rico

venerdì 20 febbraio 2009

Achtung!

Non esiste Parlamento europeo tanto telegenico quanto il nostro. Cicciolina, Veronica Pivetti, Vladimir Luxuria, Luca Barbareschi, Mara Carfagna sono solo alcuni dei personaggi che dallo spettacolo sono approdati nelle aule di Montecitorio. E non dopo il solito casting, ma semplicemente perchè noi li abbiamo eletti.
Gabriella Carlucci non fa eccezione. Dopo aver presentato il Festival Bar e Buona Domenica ha deciso di fare il salto atterrando nelle braccia generose di quel partito che si chiamava Forza Italia e ora è il PDL.
La Gabriellina nazionale è una che ha a cuore i diritti degli artisti e da tempo combatte contro lo scambio fraudolento di opere d'autore, comunemente conosciuto come peer-to-peer.
Già correlatrice della legge Urbani, che decreta sanzioni penali per chi scarica da internet roba protetta da copyright, Gabriella ora ha deciso che non è etico fare gli anonimi sul web (leggi).
Il progetto di legge che la bella bionda dalle labbra carnose sta preparando vorrebbe proibire di immettere nella rete contenuti senza una precisa indicazione di chi li sta diffondendo.
Per esempio se ora cominciassi a sparare insulti contro la nostra rappresentante parlamentare potrei teoricamente essere imputabile di reato. Ma siccome posto contenuti come Tone non sono direttamente colpevole, perchè chiunque potrebbe chiamarsi Tone e il gestore del servizio non può diffondere i miei dati, o almeno spero.
Perciò, cito punto informatico, “qualora si consideri l'anonimato una questione di generalità o di pseudonimi, ad essere coinvolti potrebbero essere i servizi che permettessero ai netizen di pubblicare contenuti senza richiedere alcun tipo di identificazione”.
Questo vale ovviamente anche per il peer to peer, già illegale, e per quei soggetti che come youtube consentono la diffusione di dati protetti dal diritto d'autore.
Tutto questo ci tocca da vicino, in quanto blogger, in quanto scaricatori selvaggi e in quanto uomini minacciati da certe prospettive orwelliane.
Ed è bene che si sappia.

Tone