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mercoledì 11 novembre 2009

Sotto osservazione: the Nudo


La segnalazione di questi the Nudo arriva dagli Hacienda, band fiorentina di cui parlavamo qualche post fa.
La prima cosa che ce li rende interessanti è la loro provenienza, Taranto! Il domicilio è però Firenze, e appunto, da quel poco che ho potuto fiutare l'influenza "aziendale" si sente. Con i compari pare condividano un amore assoluto per le cose brit.
Per il resto non si sa molto altro, e non ci è dato sapere. I ragazzi sono infatti un po'laconici e questo ce li rende ancora più interessanti. Non si vogliono sputtanare e preferiscono farsi conoscere da sopra il palco. Che siano dei tenebrosi lo si può immaginare anche dalla chiara impronta "Coral" negli unici tre pezzi che si possono ascoltare sul loro myspace. Solo tre, ma sufficienti per capire che i Nudo hanno talento e buon gusto. Parallel trip sembra essere scritta dai Coral quando erano più giovani, bel pezzo davvero.
Chi se l'aspettava un suono così da Taranto? Che siano le prime mutazioni genetiche positive dell'Ilva? Scherzo ovviamente.
Li aspettiamo il 27 dicembre, ancora una volta, Istanbul Cafè.

rico

giovedì 5 novembre 2009

Sotto osservazione: Waines

Partono sparati come un bengala i palermitani Waines. Sono solo all'album di debutto (Stu, 8000A Records, 2009) e già con impianto marketing massiccio graficona booking internazionale ottime referenze e entrature (Rolling Stones, Goodfellas ecc). Insomma, c’è tutto l’occorrente per malignare sulla nuova band di figli di papà che possono comprare cento grammi di successo con i piccioli. Ma le loro songs parlano chiaro e subito: stavolta l’inganno non c’è. I tre paliemmitani sono band da esportazione a tutti i livelli, a cominciare dal cantato in inglese, che sappiamo essere il vero scoglio per la gran parte degli italiani che guardano fuori confine. A continuare con i suoni, bella la grana buono l'impasto, e finire con una scrittura che sembra essere niente male, anche se è la cosa su cui dovranno lavorare di più per spaccare davvero. Si parla di southern blues rock molto winky, in particolare per l’uso pesante di slide guitars e per i frequenti ritmi disco. Credo di prenderci in pieno se come riferimento dico Eagles of Death Metal. Ma insomma non si sbaglierebbe neanche a parlare di garage-blues, r’n’b stonesiano (o supergrassiano). L’impressione è ottima per ora, ma li teniamo sotto osservazione. come al solito. Non sia mai che prendiamo un abbaglio! :-P
Intanto sono in un tour europeo lungo come un giro del mondo e Rolling Stones che li segue in questo video blog european tour…

rico

lunedì 19 ottobre 2009

Sotto osservazione: i Damien

Ancora sotto osservazione i Damien. Li avevamo incontrati un po' di mesi fa e c'era pure l'intervisTone. Già ci erano piaciuti live, mentre il disco non convinceva tanto. Ora di disco ne è uscito un altro, Crippled Cute, sempre per Suiteside, e a giudicare dal singolo Confidant il balzo c'è stato, nei suoni ma soprattutto nelle melodie. Ancora più cribsiani di prima e Inghilterra senza contaminazioni di sorta, con tutti i limiti e i pregi che questo comporta. Se acquisteranno ancora in personalità potremo scommettere su di loro (..scommettere de che poi..).
Sullo space di Suiteside scopro poi i Piatchions, che dai primi tocchi potrebbero piatchere veramente, un po' come dei Mojomatics con Wurlitzer e Hammond. Prossimo caso da osservazione? Potremo goderceli il 12 dicembre ai Sotterranei di Copertino.

rico

sabato 3 ottobre 2009

Sotto osservazione. The Hacienda

Provo a lanciare questa nuova rubrichetta di Odelay. Qui troverete segnalazioni di band e artisti che teniamo d'occhio per eventuali date in zona. Italiani ma non necessariamente, esordienti ma anche no. Sicuramente in gamba. Che Odelay schifezze non ne fa :P
Cominciamo, direi degnamente, con Hacienda, quartetto fiorentino indie rock uscito quest'anno per Black Candy con album di debutto, "Conversation Less". I riferimenti sono espliciti e senza vergogna, li riconoscerebbe pure mia nonna: Arctic Monkeys e Wombats su tutti, e poi tutti gli altri della schiera brit 2000 (ma anche Born Ruffians?). Per andare indietro, Jam, Buzzcocks, Clash, ma è un'informazione ridondante contenuta nel tag "brit".
Dire che sono dei cloni, anche se è l'amara verità, sta male, perchè sono i migliori cloni che possiamo avere in Italia (affiancati forse da Damien, forse neanche) e fanno la loro parte egregiamente. Scrittura-esecuzione-melodia-haircut-maglioncinoarombi-skinnypants: c'è tutto l'occorrente. Sono anche buoni da dare in pasto a MTV. Se fossero in Inghilterra penso potrebbero finire stampati su una copertina dell'NME con tranquillità. Penso anche che si collocherebbero nella seconda fascia, quella subito sotto le celebrities del genere. Ed è ovviamente un grande complimento, specie per una band italiana.
Al pubblico leccese twentysomething di questo fine-decennio piacerebbero molto, anche e soprattutto per l'aria glam che si tirano addosso. Portare?
In questo video un pezzo meno rappresentativo ma gli altri erano bassa qualità.

rico

lunedì 8 giugno 2009

San Gennaro ha fatto un altro miracolo: i Gentlemen's Agreement

Ultimamente c'è qualcosa nell'aria che ci avvicina a Napoli. Non è solo il lezzo della spazza che ci sommerge, c'è di più, una vicinanza estetica. O forse, è proprio perchè ci stringiamo nel fetore assieme, proprio per quello cominciano a fiorire queste margherite dalla monnezza. Così siamo accomunati dal meglio e dal peggio. Dai bei suoni e dai cattivi odori. I nostri tesori locali li sappiamo già. Dei loro abbiamo conosciuto gli splendidi Fitness Forever. E ora, comparuzzi, sono lieto di presentarvi questa gemma preziosa, i Gentlemen's Agreement. Li sgamo tempo fa in rete, subito meraviglia dai primi tocchi di glockenspiel. Sguinzaglio le mie conoscenze segrete (Carlos "Fitness" Valderrama) e mi arriva la conferma che siamo di fronte a un nuovo fenomeno partenopeo di valore internazionale. Allora vado alla ricerca del disco prezioso di questi galantuomini di Napule, ma niente da fare, non si trova da nessuna parte. Del resto è normalissimo: in Italia quando sei bravo non ti filano che pochi esauriti. Dall'altra, per questo disco è inutile sperare in Giglio, leader e voce (qui in foto) scapocchionissimo: il disco non arriverà mai. Devo aspettare di vederli live. Così finalmente li becco al Miami. Quattro scugnizzi di campagna napoletana fine 800, lontani anni luce in latitudine (ovviamente in direzione polo sud) da tutti gli altri in passerella lì al Miami. Pericolosissimi per il portafoglio! Ma, tra terroni, ci siamo intesi senza bisogno di convenevoli. Del loro concerto che dire, incanto. Credo il migliore della giornata. Uno scorcio di far west da copione, con ukulele, armonica e tanto di contrabbasso ciccione che oltre che la colonna sonora fanno una scenografia impeccabile. Tuttavia, dietro tutto questo roots USA, sta sicuramente tanto cuore napoletano, preso e buttato a quintalate sotto al palco. Un altro miracolo di San Gennaro.

Rico
ps: il 17 agosto i quattro farmers saranno sulle nostre spiagge per il festival di Odelay!