Dopo aver avuto il suo nome di battesimo, Contronatura ha anche la sua location: è la magica Melpignano, comune musicalmente virtuoso non tanto per la la Notte della Taranta, che poco ce ne cale, ma più che altro per gli avanguardistici concerti rock degli anni Ottanta, quando furono gli amministratori stessi ad ospitare gente lercissima come i CCCP, in tempi davvero non sospetti per il Salento. Ma soprattutto, siamo entusiasti di avere a che fare con un comune pieno di persone civili. Siamo fieri di questa collaborazione!
L’associazione Odelay è lieta di annunciare - anche su questo blog – che quest’estate organizza un festival con i contro-cazzi. È uno dei progetti vincitori di Principi Attivi, quindi il suo valore è noto (25mila).
Non sono noti ancora gli artisti della line up, ma si sa che saranno solo nomi di qualità, alcuni internazionali altri italiani.
Non è nota ancora la location, ma lo sarà presto.
Quello che è noto è che la grafica ce la fanno certi tizi di Lucca mooolto di stile: Bomboland, vedi il loro portfolio.
È noto infine il nome del festival: Contronatura. Come questo bellissimo pezzo degli Stereolab che sempre ci hanno ispirato e sempre ci ispireranno.
Seguiteci qui e su facebook cercando "Odelay". Presto altre appetitose novità!
Odelay è un po' in vacanza, si è capito dalla penuria di post dell'ultimo periodo. Ma proprio perché la stagione dello scialo per molti è già iniziata vi segnaliamo la nuova guida estiva al Salento di Urka! La ragione sociale è diversa, ma siamo sempre noi, col nostro spirito zim zim zimpatico ad averla scritta e assemblata, anche se con l'aiuto di molte più persone. Ci trovate tante nuove recensioni e le nuove illustrazioni di Giulia Sambugaro. Colazione, mare, ristoranti e take away, monumenti e curiosità, bar, pub, locali, eventi e letti: tutto quello che serve per capire cosa sia veramente una "summer of love". Anche perché a un regalo non si dice mai di no...
La guida, infatti, è gratis e in distribuzione fra locali e librerie di tutt'Italia. Per chi invece si è disabituato alla carta o non vuole abbandonare il condizionatore per andarla a cercare è possibile scaricarla qui.
Per tutte le info potete scrivere a : urkaedizioni@gmail.com o seguire gli aggiornamenti su facebook. Presto online anche un nuovo portale/magazine di eventi e luoghi: www.urkaonline.it
I Leisure Society potrebbero essere la risposta inglese al nuovo folk americano. Quelli riciclano la loro tradizione folk, il blues e il country e i beach boys, questi invece il folk celtico e la canzone pop britannica, specialmente quella della swinging London più freak, Beatles epoca Sgt. Pepper compresi, e quella sperimentale della Penguin Cafè Orchestra – che ho ascoltato per la prima volta proprio grazie ai LS!
Senza far confronti, che non è cosa simpatica, possiamo garantire l’assoluta qualità delle canzoni di questo disco superpop, Into the Murky Water (Full Time Hobby, 2011), che è tutto un piacere. Perciò vai con il download.
Intanto beccatevi il video anche se non è il pezzo più bello dell'albumo.
Ho macinato un sacco di chilometri fra un palco e l’altro, ho avuto attimi di tachicardia per l’ansia di perdere tempo e capogiri fortissimi per la stanchezza provocatami dalla tachicardia. Ho avuto fame, sete, mal di schiena e piedi e ascelle puzzolenti, ho mangiato lo stesso panino per 5 giorni e ho dormito con due trattori in moto. Ma al Primavera Sound ci tornerei domani stesso.
Ed è vero c’erano un sacco di hipster, ma erano pure 140mila. Voglio dire, erano tanti, ma tutti uguali. Tutti coi capelli lisci, vestiti con qualche tipo di risvolto e giramondo con un inglese perfetto. Ma immaginate la frustrazione di uno che si sente fico e si ritrova con altri 139.999 proprio come lui. Allora io ero felice perché mi sentivo brutto, sporco e cattivo. E coi capelli ricci. Diverso insomma (per dirla alla Vendola). Come diverso era quel tipo che prima del concerto dei Battles in ginocchio proprio dietro di noi ha tirato fuori il coso con nonchalance pisciando dentro un bicchiere di birra (dopo poco è scoppiata una rissa, magari le cose erano correlate…). O quello che per ore ha invocato un panino come un cane affamato fino a ritrovarselo nello zaino quand’era già in aeroporto (Rico). Comunque più di tutto ero felice perché c’era la musica, tanta musica. Talmente tanta che ho vaghi ricordi, ma sono certo che Fleet Foxes, James Blake, Deerhunter e Twin Shadow mi sono piaciuti più del resto. E ancora Seefeel, Kurt Vile, Big Boi, Swans, Yuck e Cloud Nothings. Ed ero triste perché mi aspettavo più gadget, chessò, flaconcini d’acqua da 10 cl, penne, salviettine o bhò. Invece ci hanno riempiti di caramelle alla menta che non sono servite a niente, visto che, come ha già detto Brasi, siamo stati muti. Ma a buon intenditor...
Tone
p.s. Appena tornato ho visto Toro Y Moi all’Hana-Bi di Marina di Ravenna. Fa parte comunque del mio Primavera Sound e lo pongo fra le cose viste più belle.
Non tutti, nel mondo, hanno la possibilità di vivere appieno la musica “dal vivo”. Ad esempio quelli del sud Italia sono sicuramente molto sfigati da questo punto di vista. C’è però la possibilità di godersi il meglio (il meglio secondo noi) della musica più à la page tutto in una volta, con una grande, nauseabonda, scorpacciata di live. La soluzione si chiama Primavera Sound. Prenoti l’aereo per Barcellona e l’abbonamento del festival per tempo e con una cifra decente ti fai un up-to-grade completo, così puoi anche vantarti con gli amici di essere al passo pur vivendo nel buco di culo del Tacco d’Italia.
Puoi stare certo infatti di trovarci almeno 9 su 10 dei nomi più “indie” e più “intelligent” degli ultimi due o tre anni, e anche qualche vecchio dinosauro del passato. Tipo, tutte le cose internazionali che vi suggeriamo su questo blog fetente le potete vedere al Primavera Sound.
È inutile stare a fare troppi nomi, innanzitutto perché li trovate tutti qui e poi perché sono circa centocinquanta e tutti pezzi grossi. Il più fesso di questi fa sold out da qualche parte. Citiamo qui solo alcuni quelli che fanno sold out OVUNQUE: Belle and Sebastian, Animal Collective, Fleet Foxes, Flaming Lips, Sufjan Stevens, Ariel Pink, Deerhunter, James Blake, PJ Harvey. Pulp. Paura no? La rappresentanza italiana è affidata solo a A Classic Education. Uno su 150, poteva andare peggio.
Odelay dunque vi saluta per qualche giorno perché andiamo a vedere che roba è, col timore di non voler tornare più a casa, o al contrario di tornarci nauseati da tanta indietudine.
Comincia oggi una serie di Giorni Infausti. L’associazione Odelay, che, ne approfittiamo per ricordarlo, è un’associazione culturale nata per organizzare concerti e finita per sparlare di tutti sul questo blog fetente, ha da sempre il suo quartier generale nel paesino più allegro del centro-Salento, Aradeo, oggi noto al mondo come la Betlemme di Emma Marrone. Uhhyeaahh!!!
Giusto per rimetterci un po’ in moto in vista dell’estate, vi infiliamo 4 serate nel bar che ci piace di più, il Baghdad Cafè, un posto esplosivo, come suggerisce il nome.
Si comincia oggi con il Venerdì Infausto, con il set di Mr. Benny, selecter filo giamaicano de Roma reduce dal set di ieri al concerto dei Selecters di Lecce.
Nelle serate successive, come potete vedere dalla locandina splatter del comparuzzo Bifolco Posto di Blocco, tanta vintage music con i diggei del Cleopatra Sound, indie nuova e nuovissima con i diggei di Radio Flo e il solito minestrone di party music con i dj di Odelay.
Accanto alla console una Odelay-distro per fare shopping di musica DOP locale e sostenere così alcune band e artisti salentini che ci piacciono.
I semini del revival new wave sono caduti pure nelle campagne leccesi e hanno incredibilmente attecchito, non si sa come, nella terra del reggae. Ora raccogliamo i frutti. Dopo l’uscita electrowave di Touch Me And Shout dell’anno scorso, vi segnaliamo la prima fatica degli amici Play on Tape, A Place To Hide, potete ciucciare tutta qui. È un tuffo nel passato di Joy Division, o per le nuove generazioni, qualcosa che suona come Interpol e compagnia bella. Ben confezionato, ben fatto, convincente. Bravi uaglioni!
Ora aspettiamo nuove dalla neonata formazione new wave di casa nostra, i simpatici comparuzzi Metropolitans, già vincitori delle selezioni molto provinciali di Italia Wave. Così come dal giovanissimo Cesco Caggiula, che proprio new waver non è, ma ce ne ha, nel suo DNA brit.
Così, in tutto questo frullare del termine wave, abbiamo una risposta chiara alla domanda: ma c'è wave?
Molti di quelli che seguono questo blog lo sapranno già, a tutti gli altri annunciamo la lieta novella: il nuovo disco di Giorgio Tuma, “In The Morning We’ll Meet”, è pronto e stampato. E’ stato avvistato in Giappone, peccato però che nè il titolare né l’Italia abbia ancora ricevuto le copie. Gli esterofili grideranno che “lì stanno sempre avanti”, i comunistoni si appelleranno al marxismo, perché “l'operaio Tuma è alienato dal prodotto del suo lavoro e produce beni senza che gli appartengano (infatti sono di proprietà del capitalista)”. Come al solito internet mette tutti d’accordo e il disco, infatti, potete ascoltarvelo interamente qui. Noi siamo di parte, si sa. E magari non mi crederete se vi dico che dopo i Jennifer Gentle questa è la roba musicale italiana più fica di cui potreste parlare ai vostri amici stranieri senza vergognarvi. E non solo per le collaborazioni importanti (Susanna di “Susanna & The Magical Orchestra”, Lori Cullen e Michael Andrews, sì proprio quello della colonna sonora di Donnie Darko), per l’etichetta di pubblicazione (l’ormai mitica Elefant di Madrid) o per l’artwork sognante di Michele Galluzzo. Ma per la sua bellezza oggettiva, perché pure se non vi prende il cuore nessuno può affermare che il disco non spacca. A questo proposito sono curioso di vedere cosa ne scriveranno le nostre care riviste musicali. Poi siccome non ci accontentiamo mai, stiamo già aspettando l’ep che uscirà più in là dove pare ci sarà un super pezzo cantato dalla cantante dei Komeda, Lena Karlsson. A buon intenditor…
Giorni fa a Bisceglie c’è stata la finale di Push Up, un festival/ contest per etichette indipendenti voluto da Puglia Sounds. Il premio è andato a una label salentina di cui ancora non abbiamo parlato - ma lo faremo presto - , la Lobello Records di Tobia Lamare e a una band, di cui abbiamo tanto parlato e filmato, i Girl with the Gun. Siamo doppiamente contenti che sia stata premiata la qualità e anche la produzione locale. Ne approfittiamo per riciclare un vecchio video “fatto in casa” da Odelay proprio a Girl with the Gun (in versione "spopolata").
I modi per dare una mano agli amici Giapponesi sono sicuramente molti, ma ce n'è uno che fa proprio al nostro caso, semplice e bello.
I Morning Benders hanno realizzato questo ep, Japan Echo, con i featuring di Star Slinger, Twin Sister, Wild Nothing. Lo potete acquistare con una donazione che va direttamente alla Società Giapponese che sta a New York. Basta andare sul sito dei Morning Benders, www.themorningbenders.com e seguire le istruzioni.
C'è anche una dichiarazione di Chris Chu della band, nato proprio in Giappone - che abbiamo conosciuto di persona a Bari la scorsa estate!
Quest'anno l'obolo per la festa patronale datelo qui!
Benvenuta primavera, non se ne poteva più. Come festeggiare questo nuovo fine settimana soleggiato e marzolino?
Non siamo certo imbarazzati dalla scelta, ma qualche soluzione l’abbiamo. Per esempio un buon modo di dare un calcio in culo all’inverno ce lo offre l’Istanbul Cafè con un concerto punk. Si tratta degli Steaknives, band capitolina della scuderia di White Zoo, la nuova label leccese di cui parlavamo pochi post fa. Fanno punk ’77 (ma anche Eighties) in modo direi calligrafico. Trovate tutte le info qui.
Per il sabato salentino, contiamoci gli spicci. Tutto quello che possiamo suggerire è di andare a
sorbirsi Vasco Brondi aka Le Luci della Centrale Elettrica alle Officine Cacofoniche – ultimamente migliorata l’acustica, per la verità. Brondi è riconosciuto come la voce cantautorale dei giovani degli anni Zero, un po’ come l’altro Vasco lo fu per gli anni Ottanta, pensa tu quanto è cambiato il mondo da allora. Comunque quel nome porta al successo. Non so se vi potete riconoscere molto, ma di sicuro potete conoscere qualcuna, perché le chicks universitarie sono lì.
Agli antipodi del Salento segnaliamo il live-set di Minimono. Fanno elettronica e non so chi siano ma trovate le info qui. In fondo anche per questo week-end abbiamo buoni motivi per non lamentarci. È sufficiente pensare a Lampedusa.
So che ultimamente vi piace Lou Reed… Eccovi servito allora un cantautore che di Lou ha molto, nel timbro e in quello stile assai newyorkese, anche se è di Philadelphia. In genere lo associano a Bruce Springsteen e Tom Petty – e a tutto quel rock folk che finora ho sempre catalogato come classica vecchia minestra, ma che stavolta è riuscito ad aprire un varco nel muro dei pregiudizi.
Il singer si chiama Kurt Vile, è già al quarto album ma i riflettori gli sono stati puntati solo due anni fa dall’etichetta Matador e da alcuni sponsor di rilievo come Kim Gordon dei Sonic Youth e i soliti Animal Collective. Splendida la voce e il mix di suono, ancor più che i pezzi stessi. In questo Smoke Ring for My Halo (Matador 2011) abbiamo in ogni caso almeno due perle e cioè In my Time e Jesus Fever, meglio di Jeff Buckley per quanto mi riguarda. Una vecchia minestra che stranamente piace per via di qualche ingrediente segreto.
Per gran parte degli anni Novanta la rivista Rumore è stato lo strumento più evoluto che ci metteva in comunicazione con il mondo alternativo musicale italiano. Io per esempio, molto sfigato da parte mia, mi sono fatto le seghe lì sopra.
Tra i suoi giornalisti più autorevoli c’era e c’è ancora Alberto Campo, che vanta un curriculum di tutto rispetto, avendo collaborato per anni con Rai, La Repubblica, XL e tanto altro e avendo pubblicato, tra le altre cose, un libro che è in tutte le biblioteche d’Italia, Get Back! (Laterza), un bignamino che ripercorre la storia del rock a ritroso da Eminem a Elvis.
Fu lui che, da cronista al Sudestudio di Campi Salentina, fece un bel pezzone sulla scena indie salentina intervistando Studio Davoli, Giorgio Tuma, Populous e Stefano Manca. Fu lui a coniare, in quell’occasione, l’espressione di “marziani in Salento”.
Tutto questo, che ha l’aria di un necrologio da Il Morto del Mese, in realtà è per avvisarvi che Campo è venerdì a Lecce alle Officine Cacofoniche della Musica. Tutte le info qui.
Sono bastati pochi minuti, qualche tocco di glockenspiel e i sussurri melodici e lo-fi per convincermi che la cosa più giusta da fare ieri sera fosse andare a vedere gli (M+A) all'anteprima dell'Homework Festival allo Spazio Sì di Bologna. Il loro primo disco omonimo è un concetrato di glitch pop e giocolerie elettroniche extra pop. Fuori tempo massimo, direte voi: può darsi, ma fanno tutto fin troppo bene, meglio di tanti che all'epoca e ancora oggi continuano a torturare la lezione dei Grandaddy e compagnia bella. Senza dimenticarci, dettaglio importante, che sono italiani e giovanissimi. Colpiscono fin dall'artwork del disco, corredato di foto e illustrazioni che basterebbero a spiegare le loro 11 tracce, quei suoni freddi e sintetici che attraversano una nordica giornata di sole. Sul palco ti aspetti di vederli chini sul mac, invece cantano, suonano le tastiere, soffiano nella diamonica e picchiano sulla batteria. Mi dicono che stanno lavorando ad un nuovo album e da parte mia ho già iniziato a corteggiarli per vederli in Salento l'estate prossima. Chissà... Intanto ascoltatevi il lavoro del 2010, poi mi dite.
Aspettando l'uscita di In the Morning We'll Meet, terzo capitolo di Giorgio Tuma - che ovviamente qui non ha bisogno di presentazioni - eccovene una pillola accompagnata dalle belle immagini di Valentina Dell'Aquila. Diafano, poetico, delicato come solo lui.
A dicembre scorso suonarono a casa nostra i Diverting Duo. Facemmo dei video di bassa qualità e abbiamo aspettato che migliorassero da soli, sperando che youtube implemettasse la tecnologia. Pare per questo ci vorrà ancora qualche anno, quindi meglio mostrarveli così come sono. Guardateli con gli occhi di uno che soffre d'astigmatismo e rilassatevi.
Tempo fa su faccialibro circolava un gruppo chiamato “Le Officine Cantelmo fanno cacare” che recitava così:
Le Officine Cantelmo sono l'incarnazione dell'ennesimo appalto multimilionario gestito e vinto da persone incompetenti. Questa gente ha messo su una struttura destinata alla promozione di attività culturali come concerti, conferenze e spettacolo in generale ignorando totalmente l'esistenza di ingegneri acustici. Di fatto il salone dove si esibiscono i gruppi è inutilizzabile, la gente esce da là dentro stordita e annoiata. (…) Una consulenza acustica e qualche accorgimento sarebbero costati 1 milionesimo del budget complessivo per la realizzazzione della struttura (…).
Come dar torto a sti ragazzi. Tuttavia, pare che oggi le cose stiano per mettersi a posto. È recente infatti questa news:
prende il via ufficialmente il progetto "Officine della musica” (…) vincitore del bando "Interventi a favore della produzione musicale indipendente" (secondo classificato a livello nazionale) (…) che mira a trasformare le Officine Cantelmo di Lecce in una casa della produzione musicale indipendente salentina (da newspettacolo.com).
In pratica pare che ci saranno live per band emergenti, un programma per promuovere gli artisti locali, incontri, convegni e soprattutto concerti. Pare pure che...
Le Officine Cantelmo, da due anni student center e luogo d'incontro nel cuore della città barocca, si trasformeranno, grazie ad un lavoro di adeguamento acustico, in una sala concerti di oltre 500 posti (...) (da newspettacolo).
Adeguamento acustico... Sarà vero?? Ho i miei dubbi e non sarà bello far suonare Melissa Auf der Maur (la bassista di Hole e Smashing Pumpkins) con quel frastuono di riverberi ed eco insopportabile.
Ma soprattutto, qualcuno vuole commentare sul primo ospite del cartellone? Si chiama Romeus.
La risposta di Odelay a Puglia Sounds è una compilation tutta salentina di musica trooppo più intellettuale, ma sempre pop! Se quelli erano mossi da ragioni di propaganda, noi, che non abbiamo obblighi elettorali, possiamo permetterci di stilare una compilation con nomi poco o per niente conosciuti, con brani mai passati in radio, con suoni insoliti e anche talvolta con la qualità bassa della riproduzione. Possiamo permetterci di selezionare musica di grande classe, fatta da giovani di talento che vivono tutti qui nel terzo mondo musicale, disadattati, pesci fuor d’acqua, non omologati. Piccoli grandi artisti del suono condannati dalla cicogna che li ha fatti nascere nel Salento e non nelle grandi città della musica.
Per molto tempo abbiamo cercato di smentire gli stereotipi sui giovani salentini, che ci vorrebbero tutti discotecari o rasta/dance hall, o, diosanto, pizzicati in costume. Ora passiamo ai fatti e dimostriamo la tesi secondo cui dalle nostre parti riusciamo a fare grande musica pop, folk, rock e affini. Grazie all’idea di un amico – Giuseppe Soft Muci, tnx – abbiamo deciso di raccogliere tutto il meglio della produzione locale indipendente degli ultimi anni. Chiariamo: il meglio, secondo noi.
Parte così una serie di minicompilation divise per tema o per umore. Il Mondo di Hameluk è la prima compila e ha un’impronta indie-pop. I brani sono per lo più inediti, o usciti in edizioni limitate, o giapponesi, cosa che avvalora ulteriormente questa scaletta. Se volete info sui pezzi basta mandare una mail al nostro nuovo indirizzo odelaymusic@gmail.com.
Disclaimer per le band salentine. Probabilmente qualcuno si sentirà escluso dalle nostre selezioni e ce ne rammarichiamo, ma abbiamo cercato di usare criteri di gusto, di genere e ragioni di scaletta. E abbiamo cercato di tenere da parte favori, simpatie o idiosincrasie. Speriamo che crediate nella nostra buona fede.
Un ringraziamento infine alla giovane Maffi che ha curato l'illustrazione e la grafica della compilation in questione.
1. Tame Impala - Innerspeaker 2. Beach House - Teen Dream 3. Flying Lotus – Cosmogramma 4. Broken Social Scene - Forgiveness Rock Record 5. Caribou - Swim 6. Deerhunter - Halycon Digest 7. Ariel Pink's Haunted Graffiti - Before Today 8. Dirty Projectors + Björk - Mount Wittenberg Orca 9. Josh Rouse – El Turista 10. The Tallest Man On Earth - The Wild Hunt