Visualizzazione post con etichetta brasi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta brasi. Mostra tutti i post

mercoledì 29 giugno 2011

Giorgio Tuma e Woodpecker Wooliams a casa di Brasi e Tone

A Bologna manca solo il mare per essere la città perfetta per l'estate. Da una parte il megaschermo in piazza Maggiore, con i film più grandi della storia del cinema, dall'altra concerti e concertini di questo e quello, che comunque non siamo a Milano e possiamo accontentarci anche di nomi meno grossi. In tutto questo ci inseriamo noi di Odelay, con gli house concert e con due appuntamenti in fila che hanno un po' il sapore del mini-festival. Ci siamo lasciati un po' di mesi fa con i Jules not Jude, di cui finalmente pubblichiamo i video, e ci ritroviamo nell'infuocato Luglio con due artisti la cui musica ci porterà un po' di refrigerio. Il 4 di questo mese dovrebbe essere qui, il condizionale è solo per scaramanzia, il nostro amico Giorgio Tuma, che gioca in casa e ci delizierà con la pioggerella malinconica di alcuni brani tratti dal suo nuovo disco In the morning we'll meet, uscito ad aprile per la Elefant records. Il 7, invece, ospitiamo l'anglo-russa Woodpecker Wooliams, che ci porterà le sue canzoni per arpa e chincaglieria varia che sono come cartoline di paesaggi siberiani. Mi viene in mente l'estate afosa di qualche anno fa, quando il pomeriggio rimanevo chiuso in camera a guardare film ambientati sulla neve, da Nanouk l'eschimese a Shining.

Brasi










sabato 4 giugno 2011

Odeliani reduci dal Primavera Sound Festival parte 2

Mentre mi ripulisco le orecchie da tutto quell'indie con il rocksteady dei Paragons, provo a rispondere a quel fetente di Rico, con cui a Barca ho condiviso la filosofia dello slow-fest. Nel senso che abbiamo preferito la qualità alla quantità e le pause di riflessione (roooooonff) tra un concerto e l'altro piuttosto che correre contro il tempo per vedere tutto.
Di questo Primavera sound mi rimarranno i panini al prosciutto cotto (spero che lo fosse) del paki, la birra a 1 euro e 50 comprata fuori e consumata fuori del park, il mare chiuso tra colate di cemento e le migliaia di hipster con cui non ho scambiato nemmeno una parola. E dire che fuori c'era anche una città, ma chi se n'è accorto. Ok, la smetto di fare l'adrianocelentano, però è vero che l'idea di festival tutto prati, venditori di perline colorate e tipe strafatte che si spogliano e te la tirano addosso è lontanissima. E' stato il festival del polically correct e del marketing, e lo scatolone di scarpe Adidas lo spiega chiaramente.

Per quanto riguarda la musica, bisogna ammettere che la maggior parte degli artisiti si è esibito in performance superiori a quelle dei tour (alcuni li avevo già visti e ho potuto fare il confronto), si vede che ci tenevano a fare bella figura. James Blake si è confermato bravissimo, il più fresco e in forma, non per quanto riguarda il dubstep, ovviamente, ma il pop; gli Animal Collective hanno fatto del loro meglio per rovinare la festa ai fan dell'ultima ora, suonando solo due pezzi dell'ultimo disco (fatto bene!); Caribou s'è meritato l'ovazione, gli Interpol i fischi e le band storiche l'affetto dei fan (ma ci hanno dato dentro, eh, parlo almeno dei Pere Ubu e degli Swans).

Concludendo come in un temino delle medie, ci aspettiamo, per il futuro, un festival più a misura d'uomo.

brasi

venerdì 1 aprile 2011

Bilancio consuntivo del primo trimestre del 2011 in musica

Mi faccio contabile a fronte di un fenomeno alquanto deplorevole: la mancata uscita di dischi di un certo valore da qualche mese a questa parte. Per non parlare della non riuscita dei nuovi lp di band attesissime come Radiohead, Strokes, e forse pure Fleet Foxes (che sto ascoltando in questo momento). Con un'operazione del tutto anomala, a questo punto dell'anno, mettiamo a confronto la musica del 2011 con quella del 2010 e otteniamo, anche in proporzione, una vittoria schiacciante da parte degli album usciti l'anno scorso. Quale sarà il contraccolpo psicologico per l'indierocker tipo? Si sarà reso conto di quest'annus (o trimestre) horribilis o avrà confuso le carte dicendo che però questo è l'anno di James Blake (in realtà il genietto inglese aveva già tirato fuori cose notevoli prima di Natale) e di Toro y Moi (per carità, non ditelo ad Ariel Pink che gli va a pisciare sulle scarpe da tennis - e io con lui). Non ci resta che incrociare le dita e sperare bene per la restante parte del 2011, oppure:
1) provare a guardare oltre il proprio naso, alla roba che viene dall'Africa o dal Sud America (non male per esempio questo Chancha Via Circuito);
2) vestirsi bene e andare nei club, che l'età per fare i vitelloni giovanilisti e goderecci finalmente ce l'abbiamo (io ci sono pure andato a vedere i Bloody Beetroots, a costo di prenderle dai miei alunni e dai loro amici); e comunque se andare a ballare può essere da pischelli, far muovere il culo è da gente con esperienza, vedi tipi come Isolèe;
3) banalmente, ascoltare i grandi del passato e riscoprire quelli rimasti in ombra (Willie Wright);
4) continuare ad ascoltare roba recente e dimenticarci della scansione dell'anno in 12 mesi (ma chi è che ha detto che l'ultimo di Sufjan non è bello? Pazzo!).

Dedico questo post a Rico che gli voglio tanto bene.

Brasi

sabato 5 febbraio 2011

Diverting Duo da Brasi e Tone: i video

A dicembre scorso suonarono a casa nostra i Diverting Duo. Facemmo dei video di bassa qualità e abbiamo aspettato che migliorassero da soli, sperando che youtube implemettasse la tecnologia. Pare per questo ci vorrà ancora qualche anno, quindi meglio mostrarveli così come sono.
Guardateli con gli occhi di uno che soffre d'astigmatismo e rilassatevi.

Tone





lunedì 31 gennaio 2011

Brasi e Tone presentano: Jules Not Jude

Anno nuovo, Brasi e Tone sempre gli stessi.
Né meglio né peggio, rassicuranti come la pubblicità di Mulino Bianco, con la solita casetta confortevole e baci e abbracci. Si riparte, allora, con le session da cameretta a marchio Odelay.
Ospiti graditi i Jules Not Jude, del giro bresciano che tanto ci piace. Presenteranno il nuovo “All apples are red, except for those which are not red”. Inutile spiegarvelo se lo potete ascoltare qui.
Diciamo solo che anche loro sono rassicuranti il giusto. Quindi, se non amate gli sbalzi di umore sarebbe sensato esserci, con buona pace di tutti.
In più potrete ammirare le illustrazioni appese e i gadget di Lucia, Chiara, Giulia & Giulia che ad Arte Fiera gli fanno un baffo.

Vale la solita regola: si entra muniti di bottiglia.
Per sapere dove, mandate una mail a odelaymusic@gmail.com

giovedì 2 dicembre 2010

Diverting Duo live a casa di Brasi e Tone - i video di Nadine


Ecco i primi due doni natalizi di Odelay ai suoi fedelissimi: i video del live di Nadine sulla terrazza di Rosita, la nostra vicina (risale a settembre), e l'invito al concerto dei Diverting Duo che suoneranno sul mio lettone mercoledì prossimo. I Diverting Duo, Sara e Gianmarco, li abbiamo conosciuti circa un anno fa, quando loro, sardi, si trovavano a suonare a Bologna col loro tour continentale. Per vari motivi non riuscimmo a farli suonare, allora, ci accontentammo dell'intervista telefonica, ma questa volta non dovrebbero farla franca. Li ringraziamo in anticipo per essersi ricordati di noi.

Intanto beccatevi gli estratti dall'esibizione di Nadine Khouri, c'è poca luce, lo so, ma se foste stati lì vi basterebbe questo bagliore per ricordare quella serata magica.

Brasi







mercoledì 1 dicembre 2010

Non dite che non ve l'avevo detto: David Lynch

Non so quanti di voi ne fossero già a conoscenza: David Lynch ha pubblicato due pezzi e non si tratta di estratti dal suo ultimo film, ma di brani musicali - girano già sul tubo. Oggi, ascoltando la radio in macchina, ad un certo punto la tipa con la vocina impostata ha detto che "il regista, i cui film non ho capito, ma mi sono rimasti dentro" ha registrato questa Good day, today, "un pezzo stranamente gioioso". Meno male che non ha detto che è "solare".

Brà

lunedì 8 novembre 2010

Un libro ogni tanto: Diari della bicicletta

Se molti perdono l'equilibrio una volta raggiunta la mezza età, si può proprio dire che David Byrne se la cava molto bene, in bici e anche senza bici. Non aspettatevi letteratura di viaggio, non nel senso convenzionale dell'espressione da questo testo. Vi troverete piuttosto considerazioni assennatissime sugli spazi urbani, sul modo di rivederli e riprogettarli perchè diventino più funzionali e meno congestionati, proprio grazie all'abbandono delle auto in favore delle biciclette. Niente critiche bacchettone, solo una visione più lungimirante delle città. Ma quello che dapprima stordirà, poi delizierà il lettore sono le miriadi di digressioni che l'ex Talking Heads pianterà nel mezzo del racconto di una sbrigativa gitarella con la sua bici pieghevole a downtown, discorsi che hanno a che fare con la musica, con l'arte, con la politica, con la sociologia e con mille altri aspetti dell'umano vivere. A Istanbul c'è un gruppo di amici nei guai con l'establishment locale che li ostacola nell'organizzazione di un rave-party, a Berlino si respira un'aria frizzante per via del fervore culturale di una città risorta dalle sue ceneri, a Sidney si prova stupore e paura a causa delle minacce dell'infame fauna locale, a Buenos Aires si parla al contrario e a New York si vive la normalità di un black out. Solo nel finale c'è qualche consiglio per la manutenzione della bici e la sicurezza del ciclista e in appendice si possono ammirare i progetti di fantasiose rastrelliere disegnate dall'artista. A cui una cosa soltanto non è riuscita: convincere sua figlia ad andare in bici!

brasi

venerdì 15 ottobre 2010

Da scaricare: Tricky - Mixed Race

Quando penso a Tricky mi viene voglia di fumare. Prendo l’ultimo disco, posiziono la puntina nel solco, parte il blues marcio di Every Day. Nella mia testa si apre una porta, varco la soglia e leggo “Vietato non fumare”, in sottofondo il jazz di Early Bird. Accendo la prima e tiro forte, tossisco, il fumo mi va negli occhi, li chiudo, li riapro e lo vedo, Tricky, ma è più giovane, ha quindici anni di meno, Ghetto Stars, poi mi guardo intorno e c’è pure Tom Waits, Come to me. La gola pizzica col rock di Murder Wheapon, ma quando la nicotina entra in circolo è festa per le mie povere ossa, Time To Dance.



Brasi

lunedì 11 ottobre 2010

Non dite che non ve l'avevo detto: il nuovo Sufjan


Gaudium magnum, habemus papam (trattandosi di Christian pop, non credo di essere inopportuno): navigando in acque virtuali sconosciute mi sono imbattuto nel nuovo disco di Sufjan, The age of adz (si legge odds, all'inglese), l'uscita ufficiale è per il mese prossimo. Lo ascolto mentre scrivo, è Sufjan, è Lil Wayne, è nuovo, è pop, è ottantino, è uguale agli altri, è unico, è messacantata e coroangelico, è synth ed è Sufjan.

brasi

martedì 28 settembre 2010

Bologna calling! Katzuma

Dal lunedì al venerdì vado a vedere quali dischi mi consiglia Pitchfork. Nel fine settimana, se proprio non riesco a resistere, do un'occhiata a Nme, anche se ci capisco poco. Leggo anche le riviste, faranno un po' schifo Rumore e Blow up, ma è sempre un punto di vista in più. Per quanto riguarda l'hip hop c'è Okayplayer che posta ogni giorno tracce audio e video dei miei eroi dalla pelle scura e comunque il lunedì BallerStatus aggiorna la playlist dei singoli più caldi della settimana. Credo che la varietà delle mie fonti faccia anche la ricchezza dei miei ascolti. Non credo di essere troppo "condizionato" da tutte queste informazioni. Cioè, credo di saper ancora decidere con la mia testa. O credevo. Poi, l'altro giorno ho raggiunto il punto di rottura. Quando arriva a casa l'Internazionale, sono abbonato, corro subito a vedere i pallini che assegnano ai dischi recensiti. Accanto a Katzuma c'erano quattro pallini rossi, ma non sui cinque soliti, bensì su sei. Sì un errore di stampa, okay, ma il pallino in più è quello rosso o quello grigio?! Per
un attimo ho sperato che fosse come nei film, che una formica si fosse fermata in quel punto e che adesso si sarebbe mossa lasciandomi respirare. Dopo cinque minuti di vertigine e smarrimento ho letto più giù, "Katzuma, già componente dei Sangue Misto"... strizzatina di occhi. Cazzo, ma è Deda, ChicoMdee, quanto tempo... In coppia con Neffa erano i miei idoli, per un attimo mi lascio andare al ricordo: la mia adolescenza negli anni novanta, i cd a Natale e per il compleanno, che ventimila lire è raro che le vedi tutte insieme, gli ordini collettivi per dividere le spese di spedizione e poi ancora i dischi consigliati ad alta voce, ma prestati a malincuore. Sì, è vero, sono patetico, ma non ditemi che non vi ci ritrovate.
Per quanto riguarda Katzuma, il ragazzone, che è sempre stato al centro della scena bolognese, non reppa più, produce funk stracciaculetti e suona spesso da queste parti. Vorrei andarlo a vedere una volta o l'altra, ma ho paura di provare emozioni troppo forti.

bradi



Brasi la blecche! California Love

Sì in effetti nel post precedente ho parlato di Tupac. Negli anni novanta California voleva dire soprattutto Gangsta Rap, ovvero troie, ganja, hummer e guarda come ti riemp
io di piombo. Non che adesso sia tutto cambiato (nè allora era tutta merda), ma non c'è dubbio che Los Angeles sia anche il posto di etichette come Stones Throw e Plug Research: come dire, hip hop for indies, epressione che mi lascia anche qualche perplessità - quanto può essere alla moda aggiungere indie a tutte le pietanze? Sta di fatto che le cose più cool ce le hanno loro, da Aloe Blacc a Quadron, passando per un genietto come Mayer Hawthorne e ricordandoci che la prima label vanta Madlib nel suo rooster e l'altra Shafiq Husayn. Sempre meglio di Lil Wayne, per carità, ma, dov'è finito il buon vecchio rap di una volta?

Gran bel pezzo quello di Quadron qui giù, peccato che il resto del disco sia più attento alla produzione che alla scrittura.

B-brà




Da scaricare: Andrew Cedermark

Stavo per scrivervi quattro cazzatelle sulla cultura nera (tutto rimandato di poco, non vi preoccupate), quando ho fatto doppio click sulla cartella di Andrew Cedermark, e poi di nuovo doppio click ed è partita la scaletta del suo album. E così invece di parlarvi di beats e rime vi sto a decantare le delizie di chitarre sporche e atmosfere novantine. Tra l'altro in genere riesco ad apprezzre al primo ascolto solo l'hip hop; e in effetti quando andavano forte i My Bloody Valentine io ascoltavo Tupac. Che volete che vi dica, il tipo dei Titus Andronicus ha tirato fuori un disco che nonostante le spigolosità va giù liscio come un bourbon di ottima annata. Se fossi in un serial americano avrei gli alcolisti anonimi alle calcagna.

Brà


martedì 13 luglio 2010

Non ti vergognare mai di fare hip hop: Flying Lotus

Che senso ha scrivere della musica che ci piace e non parlare di noi stessi? Oggi Rico mi ha chiesto per l'ennesima volta di fare un pezzo su Flying Lotus. Una volta Rico, fresco di laurea mise un annuncio per dare ripetizioni. Lui voleva svecchiare la pratica delle lezioni private e scrisse “Si danno lezioni a ritmo di hip hop e rock”. Il telefono squillò e dall'altra parte il giovanotto chiese “Sei tu che dai ripetizioni?” “Sì, certo” rispose il nostro, preparandosi al primo compenso della sua carriera. “No ti ndi scorni ffaci hip hop (Non ti vergogni a fare hip hop)”, soggiunse l'adolescente insolente. Se c'è uno che non si vergogna a fare hip hop e che non smette di dire che la sua principale fonte di ispirazione è J Dilla, questo è Flying Lotus. Eppure le cose sono cambiate da Los Angeles o da Reset, i suoi primi lavori. In Cosmogramma l'arte si è affinata, i mezzi a disposizione sono migliori e la consapevolezza delle proprie capacità è maggiore. Per cui ci troviamo ancora dei pezzi dai ritmi sincopati e dalle melodie decostruite, ma sono mescolati a canzoni e a composizioni complesse negli arrangiamenti ed evolute nello stile. C'è il pezzo tecno con Thom Yorke, c'è il brano r'n'b, German Haircut e quello house, Do the astral plane, con l'ampio respiro degli archi e non ci dimentichiamo delle svisature free jazz di Arkestra; dulcis in fundo un bel match di ping pong a fare da tappeto ritmico in Tennis Table, con Laura Darlington. Credo proprio che J Dilla approverebbe.

p.s.: oggi sono andato a trovare il mio vecchio spacciatore di mixtape e l'ho fatto felice comprando da lui il disco dei Black Star, una delle mie prime recensioni su questo blog.


Brasi


venerdì 9 luglio 2010

Scusate il ritardo: The Raveonettes

Quando uscirono i Neptunes quasi litigai con Populous perchè sostenevo che si trattava di un fenomeno passeggero. E al momento di iscrivermi a facebook mi sono dato un nomignolo del cazzo, convinto che il social network non avrebbe avuto futuro. L'estate scorsa, durante un dj set avevo in mente di mettere un pezzo delle Ronettes ma per l'assonanza del nome ho selezionato i Raveonettes, lanciando un pezzo acidissimo e a me sconosciuto (come mai era nel mio hard disk?) nel corso di una selezione doo-wop. “Che è 'sta mmerda?”, fu l'unica cosa che riuscii a dire. Poi a fine anno i Raveonettes hanno tirato fuori questo disco “In and out of control”, Tone mi ha fatto sentire il primo singolo, Bang, gran pezzo, grandi melodie, l'abbiamo passato in radio, ma non ho approfondito il discorso. La scorsa notte mi sono ritrovato nella fase che precede il sonno con le cuffie del lettore che mi canticchiavano tutte le canzoni di questo disco e allora mi son detto, meglio tardi che mai, ci vuol un post. I Raveonettes, il nome lascia qualche dubbio sull'identità sessuale di uno dei membri, l'altra è una gnocca e i suoi gusti sessuali passano in secondo piano, riprendono un po' la lezione di Jesus and Mary Chains, ma in questo disco la declinano in maniera assolutamente pop e sensuale, a volte il languore diventa malinconia eighties, a volte si potrebbe pensare ai Cardigans dell'era rave. I pezzi sono tutti perfetti, per cui fate vostro questo disco e scusate il ritardo!

P.s.: quest'estate, però, non mancheranno the Raveonettes nelle selezioni di Odelay, sentite che bomba questa "Bang"


Brasi

domenica 4 luglio 2010

lunedì 21 giugno 2010

Brasi la blecche! The Roots back to new

Uno dei dischi fondamentali della mia vita è Things fall apart dei Roots. Quando uscì non avevo nemmeno vent'anni e fino a quel momento avevo ascoltato solo hip hop e qualche cantautore italiano. Un giorno al mare mi presentarono questo tipo che faceva discorsi strani, mi parlava di musica elettronica realizzata campionando i rumori prodotti dallo stomaco dei gamberetti e di come la drum'n'bass fosse bella, sì, ma ormai fuori tempo massimo (era solo il 1999 belli!). Gli dissi che mi piaceva il rap e lui mi rispose "Grandi i Roots!" e io che avevo comprato il disco, ma l'avevo ascoltato solo superficialmente replicai "Eh, sì grandi!". Poi arrivò l'autunno, avevamo entrambi finito la scuola e c'era tempo prima che cominciasse l'università. Cominciai ad andare a casa sua e mi fece vedere e ascoltare, ma non toccare, guai!, la sua smisurata collezione di dischi e allora arrivarono gli ostici Authecre, il genio dei Tortoise e persino i giovani cantautori d'oltreoceano, ovviamente parlo di Elliott Smith. Quando qualcuno cominciò a parlare di indierock italiano, noi eravamo già sulla nostra torretta a guardare 'sto sfigato dall'alto verso il basso. Nel frattempo quel disco dei Roots l'ho consumato a furia d'ascoltarlo ed ha rappresentato la linea d'ombra rispetto alla mia maturità musicale.
Ora il gruppo di Filadelfia ritorna, dopo più di 10 anni e risultati alterni, ma mai così alti - l'unico disco interessante di questo periodo, per me, è Game Theory -, con un'opera che sembra riprendere sonorità e concept di quel disco, adeguati alle esperienze fatte e degni della raggiunta maturità. I Roots, come me, si sono dati all'indie nella sua versione folk, per cui non sembrino strane la collaborazione con Jim James dei My Morning Jacket e il campionamento della voce di Joanna Newsom, che si inseriscono su beat scolpiti dalla batteria di ?uestlove e dipinti del jazz dei piano rhodes che fanno tanto Roots prima maniera. How i got over verrà pubblicato domani: i più scaltri, come me, lo trovano già su Internet; i meno cialtroni, come me, compreranno il vinile, magari da un sito inglese come cdwow, play.com o l'indipendente Norman Records, che fanno prezzi davvero competitivi.

P.s.: il tipo di cui parlavo si chiama Andrea, o anche Populous

Brasi

lunedì 7 giugno 2010

Non dite che non ve l'avevamo detto: Parker Lewis in concerto da Brasi e Tone


Allora, vediamo un po' dove eravamo rimasti... Ci siamo lasciati con il concerto delle My Bubba & Mi, le signorine finnico/svedesi più il ragazzone italiano (Samuele dei The calorifer is very hot) che suonavano in camera mia. Non abbiamo fatto in tempo a segnalare su questo blog un altro concerto domestico, quello dell'australiano Ned Collette con i suoi Wirewalker. In quest'ultima occasione abbiamo deciso di cambiare location, ci siamo trasferiti in cucina, dove, a sorpresa - noi ci aspettavamo un live acustico e minimale - i ragazzi hanno montato la batteria, l'ampli per il basso e tanto di effetti per la chitarra. Saremmo rimasti di sasso se non fosse che le My Bubba & Mi avevano introdotto tanto di contrabbasso nella mia stanzetta. E non voglio pensare ai Girl with the gun, che in due sono riusciti a posizionare un mixer di non so quanti canali nel salotto della nostra vecchia casa. Ribadisco, si tratta di concerti in casa. Giovedì tocca a questo cantautore svedese dall'aria trasognata e dalle melodie pop, Parker Lewis. Dovrebbe essere solo. Non siamo riusciti a capire molto di lui, non ha una pagina su Myspace e il suo blog è in svedese. Siamo riusciti a sentire i suoi pezzi su soundcloud e ci piacciono un sacco. Però vogliamo lanciare un appello a Parker Lewis: a Pà se puoi, non venire col pianoforte a coda!
Aggiungo solo che speriamo di postare presto i video che abbiamo realizzato con My Bubba & Mi e Ned Collette e colgo l'occasione per ringraziare Alessandro Paderno dei Le man avec les lunettes e Samule Palazzi dei Calorifer che ci passano i contatti dei gruppi.

Come al solito il concerto verrà trasmesso in diretta sul flusso streaming di Radio Flo, alle 20 circa.

Brasi

lunedì 19 aprile 2010

My bubba & Mi dal vivo a casa di Brasi e Tone!

A volte il cielo non porta solo nubi sulfuriche. A volte, proprio quando meno te lo aspetti e sei abbruttito davanti ad un televisore indossando infradito col calzino, perchè è una di quelle stagioni che non-si-capiscono, di quelle che non-si-sa-mai, e il tuo coinquilino si scacccola sul divano accanto a te, proprio quando stai per arrenderti al fatto che il telefono squillerà e dovrai sopportare quella triste conversazione in cui dirai alla mamma che stai bene e che hai mangiato, non-ti-preoccupare-mà e allora, quasi per un gioco poco divertente, il telefono squilla davvero e tu ti ritrovi a dire come un automa "Sì sì, tutto apposto", proprio allora scopri che non è la mamma e che il tipo dall'altra parte ti ha appena detto che per le ragazze va bene lunedì!!!
E allora la scossa arriva al cervello, ci metti un attimo a riprenderti, poi ti rendi conto che le ragazze sono le My Bubba & Mi, e che "va bene lunedì" vuol dire concerto-a-casa-tua e dacci dentro che mancano solo due giorni e bisogna dirlo agli amici, rimettere a posto la casa dopo mesi di volontario internamento domestico, trovare qualcuno che faccia le riprese, organizzare l'evento e la trasmissione radiofonica. Ti accorgi che stavi per perdere una gamba in tutto quel torpore, che è livida e non risponde subito, ma ora hai qualcosa da fare, devi alzarti correre urlare!


Le My bubba & Mi sono tre ragazze di Copenaghen, suonano chitarra, armonica, banjo e quant'altro possa dare alle loro nenie un chiaro colorito country-folk, sembrano prendersi poco sul serio (e questo lo dice il fatto stesso che vengono a suonare da noi) e hanno l'aria di chi la sa lunga, ma non vuole darlo a vedere.

In pochi, e come al solito aggiungo purtroppo, potranno vederle dal vivo a casa nostra. Per gli altri l'appuntamento è su Radio Flo.


Brasi