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lunedì 20 giugno 2011

Brasi la blecche! Raize it up festival

Nel 1993, in piena faida tra east e west coast, gli Onyx da New York City e Snoop Dogg da Los Angeles invadevano il mercato musicale con i loro dischi d'esordio. La storia dell'hip hop ci ha raccontato poi di rime infuocate, di morti violente e di manager infami che vendevano come reliquie tutte le registrazioni dei loro artisti assassinati. Sono passati quasi 20 anni e, nonostante i dischi portino ancora il bollino del parental advisory, il clima è cambiato e i soldi hanno messo pace tra le coste. Raize it up è il nome del festival ed è anche un pezzo degli Onyx, che saranno al Parco Nord di Bologna a rappresentare la scena underground dei novanta, mentre Snoop Dogg suonerà i pezzi che lo hanno portato al successo mainstream negli anni zero. Il terzo incomodo si chiama MF Doom, con i beats fumosi delle sue erbe speciali, sempre che il rapper dalla maschera di ferro non abbia la faccia di bronzo di mandare un fake come ha fatto di recente a Chicago. Per chi può pagarsi il biglietto, siamo sopra i 40 euro, la line up prevede anche La Fouine dalla Francia e il meglio della scena italiana, da Kaos a Clementino, ma ho paura che in confronto ai pezzi grossi i nostri sembreranno tutti dei gran trucebaldazzi.


Kappaò


lunedì 9 maggio 2011

Brasi la blecche! Cchiù blecche pi tutti pt. 2

Dal momento che ci sono delle specializzate maestranze che restaurano l'appartamento accanto al mio AKA li mesci sta scasciane e sta me trapanane li timpani cu lu martellu pneumaticu, non posso far altro che indossare le cuffie e mettermi a sentire roba che martelli più forte. Ritorna la blecche, a pimpare questo blog moscio con tutto quello che è rimasto fuori dal vecchio post. Intanto, fondamentale dicu fondamentale, ho lasciato fuori l'ultimo Raekwon e questo è imperdonabile. L'Mc più infottato di Franco Franchi in Ku fu? Dalla sicilia con furore torna a dare mazzate con l'ottimo Shaolin vs Wu-tang, forse leggermente meno tosto dei 2 OB4CL - ma lo stile e i tanti ospiti sono confermati.
Il buon Del The Funky Homosapien spaccia il suo funky strambo, indipendente e con strati di buona polvere old school nel nuovo Golden era, mentre MF Doom ristampa Operation Doomsday che è una chicca imperdibile.
Tralasciamo l'ultima uscita di Snoop Dogg per aspettarlo al varco con un nuovo colpo di genio e concludiamo con The book of David di Dj Quik, per cui i portali di musica hanno speso grandi parole e di cui a noi, invece, piace solo questa Fire and brimstone che dedichiamo di cuore ai lavoratori qui accanto e ai loro trapassati molto decomposti.

Kappaò

venerdì 6 maggio 2011

Brasi la blecche! CChiù blecche pi tutti

Se può sentirsi ridicolo uno che parla di hip hop a 30 anni, pensate come possa essere stare su un palco a fare l'Mc a 40 (parlo di Busta Rhymes, che se l'è giocata molto bene a Lecce con un pubblico di 20enni intossicati dai fumi de lu reggae salentinu). Di seguito troverete un po' di segnalazioni di roba datata 2011, dal ritorno dei ragazzi bestiali, alla nuova fatica del più famoso gruppo indie di colore, i Tv on the radio.

Partiamo con la roba che su
ona ancora old school nel 2011, da una parte Moke & Tone, che realizzano un disco un po' tamarro con batterie legnose e sample ultrariconoscibili (paint it black, you can leave your hat on, il padrino) ma mettono a segno alcuni affondi con pezzi come Fuck Yall e lo stesso singolone False Flags . Dall'altra c'è il ritorno dei Beastie Boys con Hot sauce for committee part 2 (il numero 1 è saltato a causa della malattia di MCA) a cui partecipano anche Nas e Santigold. Se anche questo non dovesse essere il migliore disco della band, è comunque l'occasione buona per un nuovo tour, incrociamo le dita e che le vie del signore li portino qui.

Sul fronte dopemen, mentre aspetto Meth e Red a Bologna, bisogna dire che sia il nuovo Pharoaeh Monch, che l'ultima uscita di Currensy con Alchemist fanno la loro porca figura, il primo sui soliti territori da guerriglia lirica e produzioni hardcore a cura di un pugno di beatmaker tra cui si fa notare l'ottimo M-Phazes, i secondi con le 10 tracce di Covert Coup che confermano il momento di gloria del rapper e le ottime doti del musicista, come già visto con Mobb Deep e Dilated People.

Parlando di R'n'B si legge molto della nuova big thing, The Weeknd, cantante canadese che taglia i suoni con sapienza e ci mescola quella dose di dubstep che li rende al passo coi tempi (sarebbe up-to-date, ma come dice Nanni Moretti "le parole sono importanti" e questa mi fa schifo), ma io gli preferisco questa Szjerdene, su Plug Research, voce gentile che ricorda un po' quella di Corinne Bailey Rae.

Infine un paio di extravagantia: lo sapevate che è uscito il nuovo dei Tv on the radio? E che tutti i pezzi sono accompagnati da visuals notevoli (trovate tutto qui)? Se poi volete sapere cosa ascolto io in questo momento (quando dico "Volete saperlo?" rispondete "Sì"), beh, si tratta dei Das Racist, di un disco geniale che avevo sottovalutato circa un anno fa. Ogni volta che penso al me-stesso-ascoltatore di ieri, mi sembra sempre che si tratti di uno che non ne capisce un cazzo.

Kappaò

martedì 19 aprile 2011

Brasi la blecche! Busta Rhymes all' 11/8

Non è facile scrivere qualcosa su Busta Rhymes senza cadere nel peggiore sentimentalismo e nel più patetico abbandono ai ricordi. D'altra parte se è vero che todo cambia, come canta Mercedes Sosa (la canzonetta messa ad hoc da Nanni Moretti nell'ultimo Habemus papam), ciò non esclude il fatto di poter cambiare in peggio. Il mutamento fisico del rapper più agitato della storia (le foto spiegano bene cosa voglio dire) si è accompagnato ad una altrettanto lenta, ma inesorabile decadenza artistica. Dopo aver raggiunto proprio tutti con I know what you want, insieme a Mariah Carey, brano stracommerciale che gli perdoniamo volentieri a fronte di una carriera piena di pezzi davvero hardcore (da Put your hands where my eyes could see fino a Fire, ma la lista è lunghissima), si è cominciato a parlare sempre meno di lui, e a dirla tutta buona parte degli esponenti di spicco della scena anni novanta è stata soppiantata dai nuovi.
Certo l'occasione resta comunque ghiotta, quella di andarlo a vedere suonare al Livello 11/8, che ha messo in fila un eventone dietro l'altro, facendo seguire questo concerto a quello di Afrika Bambataa; ma i più maligni di noi hanno comunque pensato che se uno così si avventura nel lontano finisterrae salentino potrebbe anche essere perchè negli States non lo vogliono più. Ad ogni modo io ci sarò, come c'ero nel '96 (quello delle date è un vezzo da b-boy che stento a perdere) quando uscì Woo hah! Got you all in check e andai a comprare il singolo - o forse era addirittura un remix di J Dilla - nel vecchio negozio di dischi vicino Piazza Trecentomila a Lecce (cazzo non mi ricordo il nome). Sarà l'occasione per incontrare un po' di comparuzzi di un tempo, immagino che qualcuno mi troverà anche imborghesito, visto che non porto più cavallo basso e mega t-shirt, magari ci sarà chi sottolineerà che ho messo su un po' di pancetta e io che gli farò notare che pure Bus-a-bus un tempo era un fico, e allora?

Kappaò


lunedì 28 febbraio 2011

Brasi la gialla! Onra

Ennesima delle schegge fuoriuscite dal corpo esploso, ahinoi, di J Dilla, questo parigino di mamma vietnamita, Onra per l'appunto, l'abbiamo scoperto quest'estate, quando è uscito l'LP Long Distance. Certo che ad Agosto, col pc bollente, la voglia di scriverci qualcosa su non aveva possibilità rispetto al desiderio di andare a buttarsi al Chiapparo. Recuperiamo ora, dicendo che, nonostante non sia difficile riconoscere ritmi sincopati alla J Dilla e beat scomposti alla Flying Lotus associati a sonorità electro e deep funk, l'attitudine che schiuma dalle 21 tracce del disco di Onra è più gaia e luccicosa. Certo sono dettagli, ma il livello delle produzioni è comunque altissimo.





Mi segnalano, poi, questa Micha Soul, soulsinger dal decoltè assassino di cui si può trovare il singolo Soulfood, primo estratto dall'album Seven Soul Sins, in rete. Il pezzo ha la giusta energia, ma non ho potuto ascoltare il resto del disco e i pezzi vecchi sul myspace hanno un sapore ancora un po' acerbo. Ho anche dato un'occhiata al blog della ragazzona bolognese, che fa discorsi un po' strani sulle strade che portano al "successo", "prima di tutto, non avrei dovuto dichiarare il mio stato civile al mondo intero, avrei dovuto presenziare a più serate e sculettare nei club con tanto di tanga fuori dal pantalone e di tacco 17. Mi sarei dovuta passare la lingua sulle labbra mentre parlavo con persone "che contano", invece di starmene nel mio angolo a vivere il disagio della misantropia.
Avrei dovuto osare e spogliarmi di più nelle foto, avrei dovuto mostrare al mondo intero che ho due tette che le siliconate possono solo sognare di avere". Questo è lavoro per il Moralizzatore.

Brasi


martedì 11 gennaio 2011

Brasi la blecche! Ghostface Killah

Prima uscita dell'anno in casa Wu Tang: Apollo Kids di Ghostface Killah aggiunge un capitolo importante alla saga della blasonata crew. La formula prevede un supercombo di mc's di quelli che hanno dominato la scena negli anni novanta e un pugno di produttori in quota Wu, ma c'è anche l'"anziano" Pete_Rock, che sono riusciti a mantenere omogenee le atmosfere dei beats, tutte fumo e bassi grassissimi. Ogni cosa è al suo posto, quindi, nella ritrovata alchimia dei bei tempi andati. E forse su questo poggeranno le critiche dei detrattori dell' album, sul fatto che il disco suona classico e in un certo senso rassicurante per le orecchie di chi, come me, si credeva della nuova scuola e ora gli tocca fare le veci del veterano. Che rivivo il mio Vietnam adolescenziale ogni volta che sento deflagrare la chitarra di In the park.

Brao Tse Tung


sabato 11 dicembre 2010

Brasi la blecche! Blackfork

Quest'anno Pitchfork, insieme a molte delle riviste musicali americane, assegnerà la palma di miglior album dell'anno a My Dark Twisted Fantasy di Kanye West. Vi espliciterò di seguito i motivi che invece mi portano a escluderlo dalla mia personale classifica.
1) Il disco del genietto di Atlanta, non è hip hop, ma è pop, nonostante la mole di rappers e collaboratori con tanto di street credibility che vi partecipano e alcuni beats indubbiamente tosti. Una volta definito il genere, gli preferiamo The Archandroids di Janelle Monae, decisamente più fresco e innovativo dal punto di vista delle produzioni.
2) Molta parte della critica ha parlato dell'inabissarsi dei testi nelle profondità dell'animo della pop star, testi da cui emergerebbe una forte critica dello star system e della società americana. Qui faccio un passo indietro e ammetto la mia inadeguatezza, l'inglese non lo capisco granchè bene e ad ogni modo non vivo negli States.
3) I gusti sono gusti e, per quanto ci provi a farmi piacere dischi pompatissimi come questo o quello di Big Boi, sono i Roots di How I Got Over a farmi muovere a tempo testa-collo-vertebre. Se l'hip hop dev'essere tutto synth e melodia alla Lil' Wayne, allora preferisco ascoltare i Die Antwoord e il loro rave-rap.

Brasi


Nel disco di Kanye ci sono ovviamente delle cose davvero pregevoli, oltre alla copertina, vedi per esempio la traccia dal titolo Monster con il mio beniamino Justin Vernon.



martedì 28 settembre 2010

Brasi la blecche! California Love

Sì in effetti nel post precedente ho parlato di Tupac. Negli anni novanta California voleva dire soprattutto Gangsta Rap, ovvero troie, ganja, hummer e guarda come ti riemp
io di piombo. Non che adesso sia tutto cambiato (nè allora era tutta merda), ma non c'è dubbio che Los Angeles sia anche il posto di etichette come Stones Throw e Plug Research: come dire, hip hop for indies, epressione che mi lascia anche qualche perplessità - quanto può essere alla moda aggiungere indie a tutte le pietanze? Sta di fatto che le cose più cool ce le hanno loro, da Aloe Blacc a Quadron, passando per un genietto come Mayer Hawthorne e ricordandoci che la prima label vanta Madlib nel suo rooster e l'altra Shafiq Husayn. Sempre meglio di Lil Wayne, per carità, ma, dov'è finito il buon vecchio rap di una volta?

Gran bel pezzo quello di Quadron qui giù, peccato che il resto del disco sia più attento alla produzione che alla scrittura.

B-brà




lunedì 21 giugno 2010

Brasi la blecche! The Roots back to new

Uno dei dischi fondamentali della mia vita è Things fall apart dei Roots. Quando uscì non avevo nemmeno vent'anni e fino a quel momento avevo ascoltato solo hip hop e qualche cantautore italiano. Un giorno al mare mi presentarono questo tipo che faceva discorsi strani, mi parlava di musica elettronica realizzata campionando i rumori prodotti dallo stomaco dei gamberetti e di come la drum'n'bass fosse bella, sì, ma ormai fuori tempo massimo (era solo il 1999 belli!). Gli dissi che mi piaceva il rap e lui mi rispose "Grandi i Roots!" e io che avevo comprato il disco, ma l'avevo ascoltato solo superficialmente replicai "Eh, sì grandi!". Poi arrivò l'autunno, avevamo entrambi finito la scuola e c'era tempo prima che cominciasse l'università. Cominciai ad andare a casa sua e mi fece vedere e ascoltare, ma non toccare, guai!, la sua smisurata collezione di dischi e allora arrivarono gli ostici Authecre, il genio dei Tortoise e persino i giovani cantautori d'oltreoceano, ovviamente parlo di Elliott Smith. Quando qualcuno cominciò a parlare di indierock italiano, noi eravamo già sulla nostra torretta a guardare 'sto sfigato dall'alto verso il basso. Nel frattempo quel disco dei Roots l'ho consumato a furia d'ascoltarlo ed ha rappresentato la linea d'ombra rispetto alla mia maturità musicale.
Ora il gruppo di Filadelfia ritorna, dopo più di 10 anni e risultati alterni, ma mai così alti - l'unico disco interessante di questo periodo, per me, è Game Theory -, con un'opera che sembra riprendere sonorità e concept di quel disco, adeguati alle esperienze fatte e degni della raggiunta maturità. I Roots, come me, si sono dati all'indie nella sua versione folk, per cui non sembrino strane la collaborazione con Jim James dei My Morning Jacket e il campionamento della voce di Joanna Newsom, che si inseriscono su beat scolpiti dalla batteria di ?uestlove e dipinti del jazz dei piano rhodes che fanno tanto Roots prima maniera. How i got over verrà pubblicato domani: i più scaltri, come me, lo trovano già su Internet; i meno cialtroni, come me, compreranno il vinile, magari da un sito inglese come cdwow, play.com o l'indipendente Norman Records, che fanno prezzi davvero competitivi.

P.s.: il tipo di cui parlavo si chiama Andrea, o anche Populous

Brasi

lunedì 15 febbraio 2010

Brasi la blecche! Gil Scott-Heron, Corinne Bailey Rae, NNeka, Erykah Badu

Al primo posto della chart di Brasi troviamo Corinne Bailey Rae con il suo nuovo disco The Sea. La ragazza sembra essere uscita alla grande dall'esperienza dolorosissima della perdita del marito per overdose e questo lavoro sembra scritto e registrato in stato di grazia. I'd do it all again, il primo singolo è uno di quei brani che colpiscono al primo ascolto, così naturalmente bello che quasi non hai voglia di sentire il resto. Sorrendo le tracce troviamo alternate suggestioni cantautorali a virate rock, a ballate piene di soul in cui la voce sottile e allo stesso tempo potente della cantante si appoggia su semitoni e note blu che creano sospensione e spiazzano (si pensa a Roberta Flack, ma anche a Joan as a Policewoman). Curiosamente alla produzione, che è di Steve Brown e Steve Chrisanthou, collaborano anche James Poyser e ?uestlove che firmano il pezzo più rock dell'album, The blackest Lily.

Gil Scott-Heron torna con un disco in studio dopo 16 anni. La sua storia si è arricchita di pagine dolorose, la detenzione per droga e violenze domestiche, ma la sua ars poetica è intatta e torna a vibrare negli spoken-word recitati sulle basi di Kanye West. Dall'altra parte, quando intona il canto, la voce gli diventa aspra, un urlo strozzato e dannatamente blues, quello che il nostro emette ricantando brani di Robert Johnson, Bill Callahan, Brook Benton. Sembra quasi che la possibilità di cantare con l'anima si sia dissolta in questo scorcio di ventunesimo secolo. Ad ogni modo ci sono dischi, come questo, che non contano tanto per il singolo arrangiamento o per il singolo verso, ma dimostrano il loro valore nell'architettura complessiva e nel riaffermarsi della forte personalità dell'autore. Un gioiello il video che ho postato qui sotto.

Di sicuro il disco di NNeka, Concrete Jungle, è quello che vale di meno tra i tre. C'è la Okayplayer di ?uestlove che lo sta spingendo tantissimo, ma nè la gran voce della cantante nigeriana nè il fantasma dell'Africa che riemerge in certi arrangiamenti riescono a coprire le falle di una produzione opaca e per nulla all'altezza delle belle parole con cui viene promosso il disco.

Infine il 30 di marzo è la data indicata per l'uscita del nuovo album di Erykah Badu, New Amerykah part II: the return of the Ankh. Per ora sono girati due pezzi niente male su internet, uno dei quali, "Window Seat" è accreditato come primo singolo ufficiale. Se dovesse confermarsi la formula del precedente (e i produttori sono i medesimi, Madlib, J Dilla, Sa-ra. ecc.) c'è da aspettarsi un disco che spacca il culo!

Brasi