Lunedì scorso a Room 8 abbiamo intervistato Raffaele dei Gentlemen's Agreement. Ad un certo punto, dopo aver espresso le mie perplessità sullo stato di salute della scena indie italiana, gli ho chiesto cosa ne pensasse lui. "Neanche a parlarne, gli Italiani fanno belle cose" è stato grossomodo il suo commento. Poi siamo andati con la musica. Finito il brano Raffaele mi ha chiesto "Ma questi sono italiani? Oh wagliò sono davvero bravi!" Era un pezzo degli Ultravixen, tre ragazzi di Catania che escono con Wallace e tirano fuori dalle loro chitarre un suono brutto sporco e cattivo. Domani li intervisteremo e ci faremo parlare di Russ Meyer (il nome del gruppo è tratto dal titolo di un film del geniale regista soft-porn americano) e della loro musica.
Room 8 è la trasmissione di Brasi e Tone che va in onda ogni lunedì e giovedì dalle 22 alle 23 e 30 su Radio Flo.
Bugo è Bugo. Da sempre. Non è Drupi, nè Mal e tantomeno Pupo . Nel senso che etichette gliene sono state appioppate tante, che a seconda del genere musicale che sceglieva per arrangiare i suoi pezzi lo si è chiamato con un nome diverso. Facendo poco caso al fatto che pur cambiandosi d'abito la sua faccia e le sue convinzioni rimanevano pressochè le stesse. Noi, che a volte facciamo gli schizzinosi con la musica italiana, crediamo che Bugo sia il cantautore più in forma degli anni Duemila e per questo lo intervisteremo, lunedì, con la solita formula un po' seria, un po' irridente di Room 8.
Room 8 è il programma di Radio Flo condotto da Brasi e Tone che va in onda il lunedì e il giovedì dalle 22 alle 23 e 30.
Questo lunedì Tone ed io avremo ospiti di Room 8 i Diverting Duo, formazione cagliaritana di due elementi, per l'appunto, che suona un folk pop sbilenco e giocattoloso e che esce per la Zahr Records. I ragazzi, Sara e Gianmarco, li abbiamo conosciuti qui a Bologna ad un loro concerto (sono in tour "continentale") al Modo Infoshop, ci sono piaciuti e li avevamo anche invitati ad un' intervista con piccola esibizione a casa nostra. Ma è arrivata la Febbra a impedire che la cosa andasse in porto. Ora ci riproviamo, saremo in collegamento telefonico con loro, faremo due chiacchiere e vi proporremo la loro musica.
Room 8 va in onda su Rado Flo ogni lunedì e giovedì dalle 22 alle 23:30.
Oggi 2 novembre, festa nazionale dei defunti, dalle 22 avremo in diretta telefonica su Room 8, Pippo dei Cast Thy Eyes, quattro zombie hardcore riesumati in alcuni dei migliori cimiteri in Italia (spaccano!). In vista del loro prossimo concerto il 13 novembre all'Istanbul Cafè di Squinzano (LE) ci faremo spiegare le ragioni della loro musica e come al solito li prenderemo un po' per il culo.
Room 8 va in onda su Radio Flo il lunedì e il giovedì dalle 22 alle 23.30 Stay tunes!
Lunedì 26 ottobre su Radio Flo, alle 22, durante l’appuntamento settimanale di Room 8, il sottoscritto e Brasi scambieranno qualche chiacchiera telefonica con Le Man Avec Les Lunettes, la prima di una serie di pseudo-interviste che abbiamo intenzione di fare. Avremmo dovuto avere in camera durante la messa in onda Fabio, cantante e tastierista, ma a causa di nuove registrazioni della band di stanza a Brescia abbiamo dovuto rinviare. Le Lunette, come le chiamiamo noi, hanno all’attivo una serie di ep e un album dal nome impronunciabile, “Plaskaplaskabombelibom”, edito in Italia per la defunta My Honey e in Germania per Cake&coffee. Indie da cameretta abbastanza grande per contenere una piccola orchestra di otto elementi dotata di archi e sintetizzatore. Ma la definizione non rende onore alla loro bravura, perciò per una recensione dettagliata vi mandiamo qui, per il resto vi aspettiamo in diretta.
Room 8 va in onda il lunedì e il giovedì dalle 22 alle 23.30 Stay tunes!
Shit music for shit people non è il sottotitolo di un Festivalbar qualsiasi, ma è il nome di una bellissima etichetta romana che ha il pregio curioso di stampare solo su cassetta o 7 pollici. Per ora la label ha all'attivo due band: i Capputtini 'i Lignu, duo garage capitolino, e gli americani Jonesin', coppia squisitamente indie lo-fi. La mente non può che tornarci agli anni delle compilation su nastro, quando in macchina campeggiava solo uno stereo pre-industriale e i masterizzatori erano ancora una aggeggio futuristico. Rico riusciva anche a sbizzarrirsi disegnando le copertine. Io invece realizzavo orrendi graffi di gallina. Usavamo le cassette per cuccare, ma nessuna ragazzina in paese era così sensibile e noi fondamentalmente passavamo per degli sfigati. Tommaso e Ângela, questi i nomi dei nostri simpatici avventurieri, con la loro operazione nostalgia ci hanno spinti a ricordare e per questo abbiamo pensato di fargli qualche domanda.
Com’è nata l’idea di stampare solo su cassetta o 7 pollici? L ‘idea è nata dal desiderio di promuovere/fare conoscere musica/band/artisti attraverso una forma originale, distinta, e allo stesso tempo che potessimo farlo creando degli oggetti semplicemente belli, accattivanti, che destassero interesse.Abbiamo scelto il vinile e la cassetta per cercare di trasmettere la sensazione di un qualcosa di meno massificato, più umano. E anche perché sono degli oggetti che consideriamo affascinanti, “di culto”; oggi tra l’altro é molto facile copiare/scaricare un album. In realtà, semplificando, siamo schiavi della nostra infanzia che è fatta di compilation su cassette, e vinili dei genitori e dei nonni. Proprio per questo motivo amiamo fortemente questo tipo di supporti. Abbasso il cidì!
Potrebbe sembrare che siete dei passatisti irrecuperabili e invece date la possibilità a chi compra le vostre cassette (stavo per dire “dischi”, non credevo potesse suonare così strana e lontana la frase “comprare le cassette”) di ricevere anche gli mp3. Perché? Perché crediamo che sia importante andare al passo coi tempi, e conoscere le modalità con cui oggi la musica viene fruita. Noi stessi quando compriamo un vinile peniamo per non poterlo ascoltare anche nel lettore mp3. Avere dei supporti fissi, come la cassetta o il vinile, è straimportante, ma perché limitarsi? In questo modo chiunque può portarsi la musica dovunque nel proprio lettore mp3.É il valore aggiunto delle nostre pubblicazioni: paghi 5 euro e hai il disco nel formato digitale e su quello fisso. Ce n'é per tutti i gusti. Vorrei poi precisare che esistono tantissime etichette che pubblicano solo in cassetta, noi in Italia per esempio abbiamo la fighissima Best Kept Secret o la NO=FI di Roma, anche questa super.
Appena ho letto di voi mi è subito venuto in mente Doctor Sound. Ce lo avete già? Ahahah. Io conosco sta cosa, ma mi fa paura! Magari è anche utilissima, ma non siamo così tecnologici (ci piace sudare per le nostre uscite) e in più non acquisteremmo nulla che venga da uno dei canali di quello psiconano. Ângela, che è brasiliana, penso che neanche sappia che sia sto marchingegno.
Sappiamo bene quanto sia difficile in Italia portare avanti una piccola label e che spesso la passione, ahinoi, non paga. Non voglio fare lo iettatore e capisco se ora la mano vi corre ai genitali, ma il recente fallimento di MyHoney potrebbero scoraggiare chi d’ora in avanti volesse intraprendere un’attività del genere. Qual è il vostro antidoto a questa crisi permanente? Siamo convinti che la gente che compra musica sia ancora tanta, ma tutto è collegato a una serie di fattori. A come una cosa viene proposta (e questo sarà anche una tristezza dirlo), scoprire qualcosa che valga veramente la pena di pubblicare. Cerchiamo di proporre non solo un buon disco, o cassetta che sia, ma un oggetto da collezionare, questo grazie anche a bellissime illustrazioni di artisti che selezioniamo in base alla musica che devono interpretare e con cui ci esalta collaborare.L’antidoto comunque è lavorare ogni giorno per aggiungere un mattone al muro, sperando che il ritorno economico sia sufficiente per coprire la spesa. Chiunque può aprire un’etichetta e pubblicare i suoi dischi, infatti ne esistono tantissime che considerano la cosa come un hobby a tempo perso, che può essere anche redditizio a volte. Poi però bisogna stare a vedere i contenuti.
Come avete conosciuto i Jonesin’ e quando ce li portate in Italia? I Jonesin’ li abbiamo conosciuti quest’anno ad aprile sul myspace, ci sono piaciuti subito e non abbiamo potuto fare a meno di pensare alla pubblicazione del loro album su cassetta. Loro, dopo il tour nazionale che hanno affrontato a settembre, andranno in Giappone per qualche data e saranno in Europa nella primavera del 2010. Ovviamente passeranno anche dalle nostre parti. Non vediamo l’ora!.
Ho vissuto a Roma quattro anni, male. Ma la cosa che più mi affascinava della città erano le sue contraddizioni e i suoi contrasti netti. Mi sono sempre chiesto come mai in un posto così particolare e grande ci fossero così poche band degne di nota, quantomeno in ambito underground. Conosciamo bene le Motorama e gli Intellectuals e grazie a voi abbiamo scoperto anche i Capputtini ‘i Lignu. A parte questo bel movimento garage, c’è qualcos’altro che ci sfugge o cosa? Roma è stracolma di buone formazioni e label, ma, come capita oggi in quasi tutta Italia, i posti dove esibirsi sono pochissimi e il pubblico scarsissimo. A noi è capitato non poche volte di assistere a concerti fighissimi in dieci o al massimo venti. E questo sinceramente lo troviamo ridicolo. Ma L’Italia è una nazione allo scatafascio per quanto riguarda la cultura, e dunque anche la buona musica.
Sinceramente, invece, che voci girano sul Salento da quelle parti, eccetto pizzica e tamburelli? Io (Tommaso) per esempio ho appena recensito un grande disco, l’ultimo dei Microwave With Marge che uscirà per Valvolare rec, formazione di Taranto che abbiamo avuto il piacere di conoscere al Here I Stay Festival, un festival che consigliamo a tutti per l’organizzazione e il posto in cui avviene che sono entrambi incredibili. Tornando alla domanda pensiamo che, parlando del panorama musicale indipendente, l’Italia in questo momento non abbia rivali in Europa, quindi anche nel Salento, tralasciando pizzica e tamburelli, esistono ottime formazioni che emergono e poi si fanno conoscere fuori dai propri confini regionali.
Che cassette (dischi?) ascoltate ultimamente? Tommaso: Sono un mese che non tolgo il disco dei The Strange Boys e da pochissimo ho comprato lp di Ty Segall che sto riducendo ad una sottiletta. Ângela: Grizzly Bear, The Strange Boys, e l’ultimo album di Legendary Tiger Man
Grazie ragazzi, speriamo di vedervi col banchetto ad uno dei nostri eventi, magari l’estate prossima. Ciao, grazie mille a te!
Durante la serata del Bikini Kill Festival abbiamo rapito la parte femminile di Comaneci e con un telefonino supertecnologico puntato alla gola l'abbiamo portata in un luogo appartato per una bella chiacchierata. Francesca Amati quella sera era da sola, senza il suo prode compagno di palco Glauco Salvo. I malviventi hanno filmato tutto e ne è venuto fuori un documento lo-fidelity e una sonatina in la minore. Guardate un po'.
Visto quanto accennato nel precedente post ho voluto approfondirela questione Streamfest. E’ un evento che merita. Si ama definire “festival internazionale di cultura eco digitale” perché abbina cultura tecnologica dell’eco-sostenibilità alle arti digitali audio e video. Tutto lo spettacolo sarà, simbolicamente, eco-sostenibile, del tipo che gli impianti di diffusione audio, gli schermi e illuminazione saranno a basso consumo alimentati col fotovoltaico, che sarà fatta raccolta differenziata, che la carta è riciclata ecc. A noi interessa più prosaicamente la questione musicale e di intrattenimento. Perciò mi sono rivolto direttamente a Michele Manca, direttore anche artistico, con alcune domande che vi beccate qui sotto. Per il programma e tutto il resto il sito è www.streamfest.org
Io:Cos'è sud e-stream? MM: Sud eStream è un associazione culturale nata 3 anni fa per volontà di un gruppo di ragazzi salentini che avevano in comune tanta voglia di fare e di mettere in pratica anni di esperienze professionali nell’ambito dei new media e dell’organizzazione di eventi. Interesse principale dell’associazione è quello di diffondere la cultura del digitale contemporaneo in tutte le sue sfaccettature, e lo StreamFest ne è il figlio legittimo.
Io:Il Salento ha dato un’immagine di sé fortemente stereotipata, legandosi a due generi musicali, che neanche nomino per quanto hanno scocciato... È da tempo arrivato il momento che anche le altre “quote” del mercato musicale locale tirino fuori la testa. Convieni con noi? MM: Come non potrei convenire con voi???È ormai da tre anni che lavoro costantemente al progetto Streamfest. Dopo 15 anni trascorsi a lavorare nel campo dell’organizzazione di eventi in giro per l’Italia, ho deciso di investire sul nostro territorio proprio perché mi sembrava il caso di favorire un’ondata fresca e stimolante e di offrire nuovi spunti di riflessione in una situazione culturalmente un po’ stagnante. E ad oggi, visti i risultati del progetto StreamFest, sono alquanto entusiasta sia della risposta del pubblico locale (visto che quello nazionale era ormai avvezzo da anni alla tipologia di evento proposto) che dei livelli qualitativi raggiunti….
Io:Quello della musica elettronica è uno dei volti del territorio. Qual’è la “quota” dell'elettronica nel ventaglio complessivo della musica locale? MM: A mio avviso ancora troppo piccola in relazione alle potenzialità offerte dal nostro territorio. Questo principalmente per due ragioni: la prima, per motivi di percezione dell’oggetto culturale, la seconda per un fenomeno di ritardo nel processo di sviluppo socio-culturale.Ed è proprio in questo contesto che il carattere innovativo e trasversale dello Streamfest acquista ancora più valore ed importanza.
Io:Il 6 agosto al Parco Gondar avete messo su una scaletta che spacca. Come mai proprio Cassius headliner? La house francese è particolarmente seguita qui? MM: Innanzitutto, in virtù del mio ruolo di direttore artistico della manifestazione, grazie per il giudizio sulla scaletta.La scelta di Cassius nasce in primis da un mio personale apprezzamento artistico e dal riconoscimento di un indiscutibile importanza storica. Inoltre, il fatto che sia la prima volta nel Salento non può che rendermi onorato della scelta…
Io:L’offerta musicale estiva continua a crescere da queste parti. Gusto Dopa al Sole, Salento Summer Festival e varie feste della birra con dance hall e hip hop, il Plug and Play e lo Streamfest con l’elettronica, Sud Est Indipendente e Sound Res per l’indie. Sono tutti eventi degni di nota. Pensi si possa arrivare a impiantare qualcosa di grossissimo nei prossimi anni (tipo i vari Sonar, Sziget, Pukkelpop, Benicassim, Primavera Sound o lo stesso Rototom)? Il pubblico è sufficientemente ricettivo? MM: Non ti nascondo che il progetto Streamfest nasce con l’intento di raggiungere livelli qualitativi e strutturali tipici dei festival europei.Il salento è diventato negli ultimi anni meta di buona parte della popolazione giovanile nazionale. Purtroppo non si riesce ad attirare ancora turismo estero in quantità adeguate, e questo, a mio avviso, a causa di una politica turistica ancora troppo debole.Più che preoccuparsi della ricettività del pubblico, io mi interesserei della mancanza a livello locale di cooperazione tra le realtà esistenti, che è poi la base necessaria a creare grandi progetti. In più, secondo me, sono pochissimi gli spazi nel territorio salentino adatti ad ospitare una manifestazione delle dimensioni a cui tu facevi riferimento…
Io:Che prospettive di crescita ha lo Streamfest? Le istituzioni appoggiano? Lo appoggeranno? MM: Le prospettive di crescita dello Streamfest guardano ai livelli europei. Ad oggi il Festival gode del supporto delle più importanti manifestazioni del genere a livello nazionale. Le istituzioni locali e regionali stanno appoggiando il progetto e spero che lo facciano anche in futuro. Ciò nonostante, lo sforzo che necessita anche a livello istituzionale deve crescere di pari passo con la manifestazione: per citare un esempio, il Sonar di Barcellona ha avuto come punto di forza da sempre un forte appoggio da parte dell’Ajiuntament de Barcelona, la nostra Provincia. A mio avviso, una manifestazione culturale ha bisogno di adeguato appoggio istituzionale per poter esprimere al meglio i propri contenuti.
Io:Nel programma del 6 agosto c'è un talento che viene da queste parti e che conosciamo bene: Congorock. Pensi che sia una mosca bianca o è il prodotto di un certo humus locale? MM: Mi fa piacere sentire che conoscete bene Congorock, perché purtroppo non è mediamente così qui in salento…Lui rappresenta quella categoria di artisti, che non sono pochi, famosi all’estero e molto meno in patria.Il salento ha “sfornato” tanti talenti in ambito musicale, anche se è inevitabile che perché un’artista si affermi ha bisogno di vivere per lo meno una dimensione culturale nazionale, dimensione che Congorock ha vissuto e vive tuttora a Milano.La scelta di averlo nel cast artistico è scaturita, oltre che da un giudizio di carattere artistico, proprio dal fatto di voler contemplare e dare spazio ad artisti di provenienza locale. Prerogativa dello Streamfest, infatti, è quella di essere sì un festival internazionale ma di voler al contempo valorizzare quello che tu hai appena definito “humus locale”…
I Damien* sono una delle band più interessanti dell'attuale panorama musicale italiano. Li intervistammo il 10 aprile scorso, prima del loro concerto al circolo Sotterranei di Copertino. Abbiamo parlato dell'organizzazione dei live in Italia, della scena musicale nostrana, del mercato della musica e di tanto altro ancora. Non siamo riusciti a trovare nessuno stagista disposto a sbobinare l'intervista, ma ve l'avevamo promessa, perciò abbiamo optato per la soluzione più veloce del copia-incolla con foto e voci. Presto arriverà anche quella agli Ultravixen ;) See ya!